Le Conseguenze dei Social Media sulla Concentrazione

Più passano gli anni più l’utilizzo di internet si diffonde all’intero pianeta e per certi versi questo fornisce uno strumento molto potente, in grado di fornirci ogni informazione che vogliamo in qualsiasi momento. L’altra faccia della medaglia è che esso procura una grossa fonte di distrazione, potenzialmente causa di dipendenza con sintomi simili a quella da sostanze (Griffiths et al., 2014). Proprio per questo, numerose ricerche al riguardo sono emerse negli ultimi anni e stanno mostrando come il web provochi conseguenze sia nell’auto percezione che nella capacità di concentrarsi e mantenere l’attenzione su un compito specifico.

Popolarità di Internet e dei Social Media negli anni

L’utilizzo di Internet, avviatosi intorno al 1990, è cresciuto in maniera vertiginosa arrivando ad una copertura di quasi 50% della popolazione mondiale nel 2017 (International Telecommunication Union (ITU) World Telecommunication/ICT Indicators Database). La diffusione dei Social Media ha causato l’aumento del numero di utenti mondiali connessi ad internet e incrementato l’utilizzo medio giornaliero degli smartphone. Nel 2008, negli Stati Uniti, l’utilizzo dei media digitali era di 2,5 ore al giorno, mentre ad oggi nel 2018 ha superato le 6 ore giornaliere, con 3,6 ore solo su dispositivi mobile (eMarketer 9/14, 2008-2010; eMarketer 10/18, 2016-2018).
Tutto ciò avviene anche perché quasi tutti i Social Media utilizzano degli algoritmi per migliorare l’esperienza dell’utente e per organizzare i contenuti da mostrargli. In questo modo aumentano il tempo trascorso sulle applicazioni e conseguentemente favoriscono i loro scopi economici (Saura et al., 2021). Questa strategia ha provocato la crescita degli utenti che negli ultimi anni, in alcune popolari applicazioni, sono arrivati anche nell’ordine dei miliardi.

Attenzione e Concentrazione

Per poter meglio comprendere questo fenomeno, è bene prima affrontare i concetti di attenzione e concentrazione. L’attenzione è il “collante” che unisce le singole caratteristiche in un tutto integrato: l’orientamento spaziale, il colore, la grandezza, la forma e così via sono tutti elementi elaborati in parallelo e uniti in una percezione unitaria di un singolo oggetto, questa unione avviene grazie all’attenzione (Nassi e Callaway, 2009). La concentrazione invece è l’abilità di pensare attentamente a qualcosa che si sta facendo o osservando e a nient’altro (Cambridge Dictionary).

Conseguenze sulla capacità di concentrazione e multitasking

L’utilizzo del web e ciò che ne deriva è ampiamente analizzato da diverse ricerche, alcune delle quali sono state unite con un processo di metanalisi in un unico articolo scritto dai vari studiosi della WPA (World Psychiatric Association) e denominato “The “online brain”: how the Internet may be changing our cognition” (2019), pubblicato sulla rivista di maggior rilievo nell’ambito della psichiatria “World Psychiatry”. Ciò che emerge da questo studio cross-sezionale è che l’utilizzo intensivo del telefono con attività di multi-tasking provoca vere e proprie alterazioni nella struttura e nelle funzioni cognitive del cervello, in quanto quest’ultimo è caratterizzato da neuroplasticità, ovvero dalla capacità di modificare la propria struttura in risposta all’esperienza. Nel particolare, gli studi di Ophir e collaboratori (2009), scoprono che le persone coinvolte in un forte utilizzo di multitasking dei media hanno, al contrario di ciò che si sarebbe potuto pensare, delle performance nei compiti di “task-switching” (cambio del focus attentivo da un argomento all’altro) peggiori della controparte che non utilizza molto il dispositivo. Questi studi vanno ancora approfonditi, ma la possibilità che l’utilizzo dei social stia peggiorando le abilità cognitive è reale e tangibile. Un’altra ricerca, svolta da Yeykelis e colleghi (2014), osservando l’attività di multi tasking dei soggetti ed analizzandola, scopre che gli switch da una pagina all’altra avvengono fino ad ogni 19 secondi, con il 75% dei contenuti a schermo visualizzati per meno di un minuto. Inoltre, misurando la conduttività della pelle durante lo studio, si scopre la presenza di un aumento dell’arousal, che raggiunge il suo picco al momento del cambio del contenuto effettuato dal soggetto. Le conseguenze del multi-tasking nei media multimediali vengono visualizzate nel concreto da studi di imaging funzionale e strutturale (Moisala et al., 2016). Nel primo si è scoperto che i “multi-taskers” faranno maggiore fatica nel mantenere la concentrazione quando sottoposti a stimoli distraenti. Nel secondo, un uso pesante di internet è invece collegato con una riduzione della materia grigia nelle regioni prefrontali del cervello, associate con il mantenimento del proprio obiettivo nonostante le distrazioni. Infine, un’ultima interessante meta-analisi riguarda lo span attentivo: l’unione di 41 studi mostra come i soggetti che svolgono attività di multi-tasking siano associati con performance cognitive significativamente peggiori (Peng, 2014). Persino un collegamento breve al proprio dispositivo, anche solo facendo shopping online per 15 minuti provoca, finita l’attività, una portata attentiva ridotta. 

Al fine di tutelare l’integrità psicologica, sarebbe auspicabile sia informare gli utenti riguardo le conseguenze di un uso spasmodico del mezzo, sia implementare le avvertenze che suggeriscono agli stessi di disconnettersi dopo una lunga sessione, aumentando in questo modo la consapevolezza dei rischi.

Bibliografia

Firth, J., Torous, J., Stubbs, B., Firth, J. A., Steiner, G. Z., Smith, L., Alvarez‐Jimenez, M., Gleeson, J., Vancampfort, D., Armitage, C. J., & Sarris, J. (2019). The “online brain”: How the Internet may be changing our cognition. World Psychiatry, 18(2), 119–129.

Griffiths, M. D., Kuss, D. J., & Demetrovics, Z. (2014). Social networking addiction: An overview of preliminary findings. Behavioral addictions, 119-141.


Moisala, M., Salmela, V., Hietajärvi, L., Salo, E., Carlson, S., Salonen, O., Lonka, K., Hakkarainen, K., Salmela-Aro, K., & Alho, K. (2016). Media multitasking is associated with distractibility and increased prefrontal activity in adolescents and young adults. NeuroImage, 134, 113–121.

Nassi, J. J., & Callaway, E. M. (2009). Parallel processing strategies of the primate visual system. Nature reviews. Neuroscience, 10(5), 360–372.Ophir, E., Nass, C., & Wagner, A. D. (2009). Cognitive control in media multitaskers. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, 106(37), 15583–15587.
Peng, M., Chen, X., Zhao, Q., & Zhou, Z. (2018). Attentional scope is reduced by Internet use: A behavior and ERP study. PloS one, 13(6), e0198543.

Saura, J. R., Palacios-Marqués, D., & Iturricha-Fernández, A. (2021). Ethical design in social media: Assessing the main performance measurements of user online behavior modification. Journal of Business Research, 129, 271-281.Yeykelis, L., Cummings, J. J., & Reeves, B. (2014). Multitasking on a single device: Arousal and the frequency, anticipation, and prediction of switching between media content on a computer. Journal of Communication, 64(1), 167–192.

Sitografia

https://www.bondcap.com/report/itr19/

https://www.itu.int/en/ITU-D/Statistics/Pages/publications/wtid.aspx/

Alessandro Muratori

Studente in Scienze e Tecniche Psicologiche

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