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La Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS)

TMS: di cosa si tratta?

La Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) è una tecnica di neuromodulazione e neurostimolazione, non invasiva, che prevede la somministrazione di un impulso magnetico attraverso una sonda mobile, detta coil, che viene collocata sullo scalpo del soggetto in corrispondenza dell’area cerebrale da stimolare.

Tale tecnica si basa sulla legge di Faraday, anche nota come legge dell’induzione elettromagnetica.

La nascita della TMS si può far risalire al 1985, quando si mise a punto uno stimolatore magnetico che non generasse disagi per il soggetto, un momento cruciale nell’ambito della stimolazione transcranica. La TMS, prima tecnica non invasiva di stimolazione cerebrale, in questo senso, si distanzia dalle precedenti tecniche elettroconvulsivanti che richiedevano un’anestesia generale del paziente, necessaria per via dell’induzione di violente contrazioni muscolari che potevano causare fratture ossee e amnesia.

TMS: come funziona?

In ambito neuropsicologico, questa tecnica può essere utilizzata per interrompere la funzione di un’area scelta del cervello, mappare l’area corticale a livello funzionale, valutare l’eccitabilità corticale o addirittura modulare il suo livello di attività inviando un treno di impulsi ripetuti.

Recentemente ha visto un suo sviluppo anche come tecnica di diagnosi e cura per quanto riguarda una varietà di disturbi neurologici e neuropsichiatrici.

rTMS: una variante della TMS

Una modalità d’applicazione della TMS, nonché una di quelle maggiormente utilizzate è detta Stimolazione Magnetica Transcranica ripetitiva (rTMS). La rTMS è definita come l’applicazione di un treno di impulsi della stessa intensità a una singola area cerebrale ad una data frequenza e intensità.

Tale tecnica di stimolazione ha prodotto risultati promettenti, in quanto gli esiti trattamentali evidenziano come i soggetti, sottoponendosi a questi protocolli di stimolazione, beneficiano di effetti a lungo termine che perdurano oltre il periodo di stimolazione. Inoltre si possono osservare cambiamenti a livello neuronale che hanno un impatto sul comportamento naturale.

Ambiti applicativi della rTMS

Attualmente la rTMS trova applicazione rispetto al trattamento della depressione maggiore farmacoresistente in cui vengono utilizzati protocolli di stimolazione ripetitiva sulla corteccia dorsolaterale prefrontale, in modo da migliorarne l’efficienza sinaptica, spesso deficitaria in chi ha questo tipo di disturbo.

La rTMS è stata utilizzata anche per modulare l’eccitabilità corticale: nell’ambito del trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo, attraverso una stimolazione finalizzata a regolare l’attività della corteccia orbitofrontale e nel trattamento di pazienti schizofrenici con allucinazioni uditive.

La rTMS viene utilizzata anche per il trattamento di soggetti dipendenti da sostanze, in particolare, attraverso la stimolazione delle diverse parti che compongono il circuito del reward. L’utilizzo di tale tecnica di neuromodulazione, potrebbe da un lato potenziare i meccanismi di autocontrollo e inibizione dell’impulsività andando a stimolare le aree della corteccia prefrontale, dall’altro potrebbe ridurre l’attività dei sistemi cerebrali che mediano il desiderio della sostanza (craving) (Gersner et al., 2011).

A quanto si evince dai recenti studi, la rTMS diviene uno strumento di trattamento anche per il Gambling Disorder (Disturbo da Gioco d’Azzardo) agendo da neuromodulatore su aree specifiche implicate nella fisiopatologia del disturbo (Pettorruso et al., 2019).

Sembrerebbe dunque che la TMS possa essere una nuova frontiera trattamentale che offrirebbe possibilità di cura per un ampio spettro di disturbi, sebbene, tuttavia, siano necessari ulteriori studi e approfondimenti per poterne sperimentare al meglio le potenzialità.

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