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L’ansia per la propria salute nel corso di una pandemia

Preoccuparsi per la propria salute è normale e necessario, soprattutto nel corso di una pandemia come quella del Covid-19. L’ansia per la propria salute, di per sé, ha un valore adattivo perché ci permette di elaborare e mantenere sotto controllo i segnali che il nostro corpo ci manda. Tuttavia, livelli troppo alti o troppo bassi di ansia possono, al contrario, svolgere un ruolo disadattivo ed esporci ancora di più a rischi (nel caso di una pandemia, possono esporci ancora di più al rischio di contagio). Essa, infatti, è uno dei fattori che influenza il modo in cui una determinata persona risponde ad un focolaio virale (Taylor, 2019).

Come l’ansia per la propria salute influenza il contagio

Nel corso di una pandemia, come detto, i livelli di ansia aumentano (soprattutto nelle persone che vivono nelle zone più colpite) e l’attenzione si rivolge soprattutto ai segnali corporei correlati alla malattia oggetto d’interesse (ad esempio, febbre, tosse). L’ansia per la propria salute va quindi considerata lungo un continuum:

Un livello troppo alto può portare il soggetto a ricondurre all’infezione ogni segnale corporeo apparentemente anomalo. Le interpretazioni errate delle sensazioni e dei cambiamenti corporei sono influenzate dalle convinzioni personali sulla salute e sulla malattia. Spesso, le persone con un alto livello di ansia tendono a considerarsi più deboli e vulnerabili al contagio (Asmundson GJG., Taylor S., 2020). Ciò, oltre a poter sfociare in ipocondria, può condurre ad una maggiore richiesta di consulenza/supporto sanitario e/o ad una maggiore visita degli ambulatori o dei servizi sanitari predisposti, incrementando l’effettivo rischio di contagio.

Un livello troppo basso, invece, può portare il soggetto a sottostimare la gravità dell’emergenza. Ciò conduce ad una parziale (o assente) osservanza delle raccomandazioni e degli obblighi (dal lavarsi frequentemente le mani all’evitare gli assembramenti). I soggetti con un basso livello di ansia presentano una maggiore difficoltà a rinunciare alle abitudini della propria vita, spesso perché ritengono minimo il rischio di contagio o perché, come detto, sottostimano la gravità della malattia o del contagio stesso. Questi ultimi, diventano, a tutti gli effetti, un pericolo per sé stessi e per gli altri.

Conclusioni

È importante cercare di non farsi travolgere troppo dalle proprie emozioni, tentando di mantenere un certo distacco ed una certa lucidità: leggere o ascoltare notiziari spasmodicamente, per esempio, non fa altro che aumentare il proprio livello di ansia. Allo stesso modo, continuare a vivere come se la minaccia non esistesse, espone maggiormente al rischio di contagio (sia noi stessi che gli altri).  Se si ha l’impressione di non riuscire a fronteggiare tale situazione, l’aiuto di uno psicologo può essere necessario. Rivolgersi ad un esperto non è segno di debolezza. Aumentare la consapevolezza in merito alla trasmissione di coronavirus e ai fattori di rischio, potrebbe contribuire ad un’adeguata gestione dell’ansia.

Dott.ssa Francesca Basilicata

Dottoressa in scienze e tecniche psicologiche
Studentessa di neuroscienze cognitive e riabilitazione psicologica

francesca.basilicata@yahoo.it

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