Il neurofeedback come trattamento per i Disturbi d’ansia

L’ansia e ansia patologica

L’ansia viene definita come uno “stato affettivo che implica una sensazione di aspettativa di minaccia da un pericolo imminente, senza che sia presente un oggetto reale a provocarla” (Castrucci, 2021). L’ansia si connota come “ansia normale/funzionale” o “ansia patologica” a seconda di criteri specifici: la circostanza in cui essa compare, l’intensità e la durata. L’ansia funzionale emerge di fronte a un pericolo o uno stress ed implica l’attivazione dell’organismo per porlo nelle condizioni ideali per affrontarli (Castrucci, 2021). Mentre l’ansia patologica induce ad un’attivazione estrema (sia di intensità che di durata) che non permette al soggetto di affrontare la situazione di minaccia. Quest’ultima si concretizza nella manifestazione di sintomi somatici (organici), psichici (difficoltà di concentrazione, confusione, autosvalutazione, catastrofismo e vergogna) e comportamentali (evitamento di situazioni, fuga, immobilizzazione e reazioni eccessive di fronte agli stimoli).

I disturbi d’ansia

I disturbi d’ansia si connotano come esperienze psicologiche soggettive degli stressors ambientali segnalati da un’eccessiva preoccupazione, anomalie del sonno, difficoltà di concentrazione, labilità emotiva, affaticamento e irrequietezza (Putwain, 2007).  Il trattamento tradizionale per l’ansia prevede interventi psicologici come la terapia cognitiva, la terapia cognitivo-comportamentale, la terapia dell’esposizione e i gruppi di self-help, insieme a trattamenti farmacologici (Baldwin et al, 2014). Come emerso in letteratura scientifica, anche il neurofeedback può rivelarsi un valido strumento per modulare gli stati ansiosi, favorendo una maggior consapevolezza e un miglior controllo del proprio Sistema Nervoso Centrale.

Lo spettro ansioso

Il DSM-5 suddivide distinte classificazioni nella sintomatologia dell’ansia, ma la diagnosi di disturbo d’ansia di ansia riguarda esclusivamente (Tolin et al, 2020):

  • disturbi d’ansia basati sul circuito della paura, (fobie, panico, ansia generalizzata e ansia sociale);
  • ansia legata a ossessioni e compulsioni (disturbo ossessivo-compulsivo OCD);
  • i disturbi legati a traumi e stress (disturbo post traumatico da stress)
  • i disturbi caratterizzati dalla dissociazione, ossia i disturbi dissociativi, il disturbo di depersonalizzazione e l’amnesia dissociativa.

Lo spettro ansioso include disturbi caratterizzate da paura eccessiva (risposta emotiva a una minaccia imminente reale o percepita) e disturbi comportamentali legati all’ansia (in previsione di una minaccia futura), spesso in assenza di un vero pericolo. (Tolin et al, 2020). Le reti della paura, che comprendono l’amigdala, l’ippocampo, la corteccia insulare, la corteccia cingolata anteriore dorsale e la corteccia prefrontale mediale, sono salienti per comprendere l’ansia (Tolin et al, 2020).

Il neurofeedback: cos’è e come funziona

Il neurofeedback si propone come uno strumento valido per modulare le funzioni cerebrali e per favorire miglioramenti di sintomi in molteplici patologie cliniche (Hammond, 2005). Il tutto, in modo alternativo alla farmacoterapia e senza effetti collaterali.

Grazie all’elettorencefalogramma (EEG) l’attività cerebrale viene registrata attraverso ad elettrodi posizionati sulla cute. Questi ultimi hanno la finalità di acquisire il segnale EEG in corrispondenza di specifiche aree corticali. Le onde cerebrali vengono “tradotte” da un software, il quale restituisce in tempo reale un feedback al soggetto relativo al proprio stato mentale. Quando il soggetto si troverà in uno stato che riflette i parametri EEG obiettivo del trattamento, il dispositivo fornirà un feedback in tempo reale finalizzato a rinforzare uno stato psicofisiologico più funzionale. Prendendo come esempio problematiche legate a stati d’ansia, il neurofeedback può aiutare a rinforzare le frequenze EEG associate ad un ottimale rilassamento. L’obiettivo è di permettere al soggetto di promuovere uno stato di calma che potrà replicare anche durante la vita quotidiana. Il feedback può essere restituito sotto forma di attività piacevoli come videogames, playlist musicali e serie TV (dipende dal programma di training proposto dal professionista) (Hammond, 2005). Il neurofeedback coinvolge direttamente la persona permettendole di essere agente attivo del proprio cambiamento. Ciò che avviene durante il training non è una somministrazione passiva di stimoli, ma un apprendimento che potrà produrre risultati durevoli nel tempo. Seduta dopo seduta sarà possibile assimilare nuove modalità e renderle stabili proprio grazie al rinforzo continuo e alle capacità neuroplastiche del cervello (Luctkar-Flude & Groll, 2015).

Ansia e neurofeedback

Quando ci si trova di fronte ad una situazione potenzialmente minacciosa, la regolazione ottimale dello stato di attivazione viene sostenuta a livello neurale dell’amigdala, di cui la risposta alla minaccia viene modulata dalle regioni prefrontali (Zhao, 2019). All’interno di questi meccanismi di regolazione, la corteccia prefrontale ventrolaterale (vlPFC) e la corteccia prefrontale dorsomediale sono implicate nel controllo volitivo della risposta alla minaccia attraverso la down-regulation dell’amigdala. I deficit in questo meccanismo di regolazione top-down sono stati identificati nei principali disturbi psichiatrici, con quadri caratterizzati da sintomatologia ansiosa, definiti da un’ipo-attivazione della corteccia prefrontale e un’iperattivazione dell’amigdala nell’interazione funzionale tra queste regioni (Zhao, 2019). Alla luce di quanto emerso in letteratura, il neurofeedback si presenta come uno strumento utile per promuovere le capacità di autoregolazione e di risposta agli stimoli che innescano una risposta ansiosa esagerata per questi motivi.

Come agisce il neurofeedback sugli stati d’ansia?

Ad esempio, in uno studio pubblicato nel 2011, Moradi e collaboratori hanno trattato due pazienti con ansia patologica utilizzando l’alpha-theta training. Grazie al neurofeedback sono riusciti a raggiungere uno stato di calma, riducendo la tensione e gli effetti negativi dei sintomi ansiosi. L’obiettivo del training era di incrementare l’ampiezza di onde theta e alpha e in particolare di promuovere le frequenze theta (theta state), uno stato che possiamo definire “ipnagogico”, che permette di esporre in maniera controllata il soggetto a contenuti e memorie disturbanti, mantenendo uno stato di rilassamento che consente una loro elaborazione.

Mentre per quanto riguarda il training SMR, sono emersi risultati promettenti circa il suo ruolo nella riduzione della sintomatologia ansiosa (Gruzelier, 2006 & Angelakis, 2007). Molto interessante il lavoro pubblicato da Gadea e collaboratori nel 2020, in cui in seguito ad una singola seduta di training SMR, si è vista una riduzione dell’ansia di stato e dei livelli di cortisolo (anche detto ormone dello stress) nella saliva.

Per concludere, il neurofeedback può essere considerato uno strumento estremamente valido per modulare i propri livelli di attivazione ed agire in modo significativo sugli stati d’ansia attraverso modalità coinvolgenti e piacevoli. Un’ottima soluzione da utilizzare sia come “stand-alone treatment” che in combinazione con altri trattamenti.

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Bibliografia

Angelakis, E., Stathopoulou, S., Frymiare, J. L., Green, D. L., Lubar, J. F., & Kounios, J. (2007). EEG neurofeedback: a brief overview and an example of peak alpha frequency training for cognitive enhancement in the elderly. The clinical neuropsychologist21(1), 110-129.

Baldwin DS, Anderson IM, Nutt DJ, Allgulander C, Bandelow B, den Boer JA, et al. Evidence-based pharmacological treatment of anxiety disorders, post-traumatic stress disorder and obsessive-compulsive disorder: a revision of the 2005 guidelines from the British Association for Psychopharmacology. J Psychopharmacol 2014; 28 5:404–439.

Castrucci, L. (2021). Gli aspetti multidisciplinari dell’ansia patologica e le tecniche di gestione. Ledizioni.

Gadea M, Aliño M, Hidalgo V, Espert R, Salvador A. Effects of a single session of SMR neurofeedback training on anxiety and cortisol levels. Neurophysiol Clin. 2020 Jul;50(3):167-173.

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Luctkar-Flude M, Groll D. A systematic review of the safety and effect of neurofeedback on fatigue and cognition. Integr Cancer Ther 2015; 14 4:318–340.

Mathersul D, Williams LM, Hopkinson PJ, Kemp AH. Investigating models of affect: relationships among EEG alpha asymmetry, depression, and anxiety. Emotion 2008; 8 4:560–572.

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Moradi, A., Pouladi, F., Pishva, N., Rezaei, B., Torshabi, M., & Mehrjerdi, Z. A. (2011). Treatment of anxiety disorder with neurofeedback: case study. Procedia-Social and Behavioral Sciences30, 103-107.

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Tolin DF, Davies CD, Moskow DM, Hofmann SG. Biofeedback and Neurofeedback for Anxiety Disorders: A Quantitative and Qualitative Systematic Review. Adv Exp Med Biol. 2020; 1191: 265-289.

Zhao Z, Yao S, Li K, Sindermann C, Zhou F, Zhao W, Li J, Lührs M, Goebel R, Kendrick KM, Becker B. Real-Time Functional Connectivity-Informed Neurofeedback of Amygdala-Frontal Pathways Reduces Anxiety. Psychother Psychosom. 2019;88(1):5-15.

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