Theta Neurofeedback: il miglioramento delle performance di Memoria

9 Mar 2022 ∙ Neurofeedback

Inquadramento generale sulla memoria

Che cos’è la memoria? Che cosa significa ricordare qualcosa o qualcuno? Come funziona la memoria all’interno del cervello umano? Questi sono solo alcuni degli interrogativi riguardo il funzionamento della memoria a cui da sempre la psicologia cognitiva e le neuroscienze cercano di rispondere. In letteratura, sono presenti molti studi sulla memoria: in questo breve articolo cercheremo di proporre un inquadramento generale sull’argomento, per poi collegarci all’uso del neurofeedback.

La memoria consiste nella capacità di immagazzinare informazioni nel corso del tempo e di recuperarle quando è necessario. Le tre fasi con cui vengono descritti i processi di elaborazione mnestica sono (Tulving, 1972): la codifica, con cui trasformiamo un’immagine, un pensiero o una sensazione in un ricordo; l’immagazzinamento, con cui siamo in grado di conservare delle informazioni nella nostra memoria per lungo tempo; il recupero, che riporta alla mente le informazioni precedentemente codificate e immagazzinate.

La suddivisione dei vari sistemi di memoria è estremamente ramificata e prevede vari tipi di memoria differenti. Lo storico modello di Atkinson e Shiffrin (1968), divideva la memoria in tre grandi “magazzini”:

  • La memoria sensoriale, che cattura le informazioni dal mondo esterno tramite i sensi e le trasferisce nella memoria a breve termine.
  • La memoria a breve termine (MBT), che contiene le informazioni ricevute dalla memoria sensoriale per tempi molto brevi, circa dieci secondi, che decadono se non vengono rinforzate e trasferite alla memoria a lungo termine.
  • La memoria a lungo termine (MLT), da considerare come un archivio con capacità quasi illimitate, dove vengono conservate tutte le esperienze acquisite nel corso della vita. La MLT si divide a sua volta in memoria dichiarativa, legata a conoscenze fattuali, come la memoria episodica e la memoria semantica, e memoria non dichiarativa, che influenza i nostri comportamenti a prescindere dal nostro grado di consapevolezza.

Come funziona il Neurofeedback

Il neurofeedback è una tecnica di neuromodulazione che viene applicata tramite l’uso dell’elettroencefalogramma (EEG). Questa tecnica ha la caratteristica di essere non invasiva, cioè non prevede l’intervento di operazioni chirurgiche, ed endogena, dove il soggetto stesso è in grado di produrre volontariamente dei cambiamenti sulla propria attività neurale (Gevensleben et al., 2014).

Lo scopo del neurofeedback è quello di aiutare i soggetti a regolare la loro attività cerebrale a seguito di un’informazione di ritorno, un feedback appunto, che gli viene fornito in tempo reale. Tramite l’EEG, è possibile osservare l’attività elettrica corticale della persona, in termini di onde cerebrali, che successivamente viene tradotta da specifici software in uno stimolo visivo o uditivo. Grazie a questo feedback, che il soggetto può vedere o sentire, è possibile mettere in atto un auto-monitoraggio sull’attività cerebrale, come un vero e proprio “allenamento per il cervello”, che aiuta i partecipanti a potenziare le loro funzioni mentali, tanto in ambito clinico quanto nel miglioramento di performance cognitive (Yucha & Montgomery, 2008).

Le applicazioni cliniche del neurofeedback, infatti, sono innumerevoli e possono essere usate sia per intervenire nella cura di diversi disturbi psicopatologici, dai disturbi d’ansia e depressivi fino ai  disturbi dell’attenzione (Marzbani et al., 2016), sia per migliorare il funzionamento cognitivo di soggetti non clinici, ovvero senza nessun tipo di disturbo, che vogliono potenziare le loro funzioni cognitive, come attenzione, concentrazione, creatività o memoria (Dessy et al., 2018).

Adesso che abbiamo capito cos’è il neurofeedback, analizziamo quali specifici training di questa moderna pratica clinica possono risultare più efficaci per il potenziamento della memoria.

Il ruolo del theta neurofeedback nel miglioramento della memoria episodica

Fra i Neurofeedback training più efficaci per un miglioramento delle performance di memoria troviamo il Theta Neurofeedback nella Frontal Midline (FM), che mira ad un potenziamento delle onde theta nelle regioni corticali più frontali della linea mediana (ovvero una linea immaginaria che separa gli emisferi del cervello) (Enriquez-Geppert et al., 2014).

Il presupposto alla base di questo Theta Neurofeedback è che, ad un incremento dell’attività theta nella Frontal Midline, sembrerebbe corrispondere un miglioramento delle performance di memoria, sia a livello di codifica in memoria delle informazioni, che a livello di  recupero dalla memoria delle stesse (Wang & Hsieh, 2013). Secondo alcuni studi presenti in letteratura, ciò sembrerebbe avvenire perché le oscillazioni theta potrebbero contribuire ad un’attivazione delle regioni cerebrali coinvolte nel recupero di dettagli episodici, come le cortecce frontali e parietali, facilitando così la modalità di recupero stessa. (Backus et al., 2016). Inoltre, un aumento delle onde theta sembrerebbe inibire i ricordi “distrattori” che competono con quelli “target” da recuperare, facilitandone il corretto recupero al momento giusto (Hanslmayr et al., 2010).

Diverse ricerche hanno testato l’efficacia del Theta Neurofeedback nella Frontal Midline, documentando un effettivo miglioramento delle performance di memoria, soprattutto per quello che riguarda la memoria episodica, cioè la memoria legata a informazioni che si riferiscono ad un dato contesto spazio-temporale. In particolare, in un recente studio pubblicato nel 2020 da Eschmann e collaboratori, è stata indagata l’efficacia del Theta Neurofeedback per il potenziamento della memoria episodica. I ricercatori hanno sottoposto alcuni soggetti a 7 sedute di Theta Neurofeedback da 30 minuti l’una e, rispetto ai soggetti di controllo, che avevano potenziato bande di frequenza diverse da quelle theta, è stato riscontrato un miglioramento nel recupero delle informazioni apprese per i soggetti che avevano svolto training di neurofeedback specifici per il potenziamento delle onde theta. Questo miglioramento è stato documentato non solo il giorno dopo la fine del training, ma soprattutto con un follow-up a 13 giorni dopo la fine del training, sottolineando come il neurofeedback porti a dei risultati efficienti anche, e soprattutto, a lungo termine (Eschmann et al., 2020).

In conclusione, vediamo come il Neurofeedback training sia uno strumento dalle enormi potenzialità, in grado sia di potenziare le performance cognitive, come la memoria in questo caso, e sia di contribuire al miglioramento della salute mentale. È importante sottolineare, però, che per ottenere dei buoni risultati attraverso il neurofeedback è fondamentale la continuità dei training nel corso del tempo, oltre che un numero sufficiente di sedute, da stabilire in base alle richieste e necessità del paziente, dato che spesso singole sedute non bastano ad ottenere risultati soddisfacenti.

Bibliografia:

Atkinson, R. C., & Shiffrin, R. M. (1968). Human memory: A proposed system and its control processes. In Psychology of learning and motivation (Vol. 2, pp. 89-195). Academic Press.

Backus, A. R., Schoffelen, J. M., Szebényi, S., Hanslmayr, S., & Doeller, C. F. (2016). Hippocampal-prefrontal theta oscillations support memory integration. Current Biology26(4), 450-457.

Dessy, E., Van Puyvelde, M., Mairesse, O., Neyt, X., & Pattyn, N. (2018). Cognitive performance enhancement: do biofeedback and neurofeedback work?. Journal of Cognitive Enhancement2(1), 12-42.

Eschmann, K. C., Bader, R., & Mecklinger, A. (2020). Improving episodic memory: Frontal-midline theta neurofeedback training increases source memory performance. NeuroImage222, 117219.

Enriquez-Geppert, S., Huster, R. J., Figge, C., & Herrmann, C. S. (2014). Self-regulation of frontal-midline theta facilitates memory updating and mental set shifting. Frontiers in behavioral neuroscience8, 420.

Gevensleben, H., Kleemeyer, M., Rothenberger, L. G., Studer, P., Flaig-Röhr, A., Moll, G. H., … & Heinrich, H. (2014). Neurofeedback in ADHD: further pieces of the puzzle. Brain topography27(1), 20-32.

Hanslmayr, S., Staudigl, T., Aslan, A., & Bäuml, K. H. (2010). Theta oscillations predict the detrimental effects of memory retrieval. Cognitive, Affective, & Behavioral Neuroscience10(3), 329-338.

Marzbani, H., Marateb, H., & Mansourian, M. (2016). Methodological Note: Neurofeedback: A Comprehensive Review on System Design, Methodology and Clinical Applications. Basic Clin Neurosci. 2016; 7 (2): 143–58. doi: 10.15412. J. BCN3070208.

Tulving, E. (1972). 12. Episodic and Semantic Memory. Organization of memory/Eds E. Tulving, W. Donaldson, NY: Academic Press, 381-403.

Wang, J. R., & Hsieh, S. (2013). Neurofeedback training improves attention and working memory performance. Clinical Neurophysiology124(12), 2406-2420.

Yucha, C., & Montgomery, D. (2008). Evidence-based practice in biofeedback and neurofeedback. Wheat Ridge, CO: AAPB.

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