Stress: il legame tra la mente e il corpo

Cos’è lo stress?

La prima definizione di stress deriva dal medico Hans Seyle, che lo descrisse come “una risposta non specifica dell’organismo ad uno stimolo negativo”, suggerendo che qualsiasi fonte di stress può essere potenzialmente pericolosa per la salute.

Numerosi studi hanno ampiamente dimostrato che l’esposizione allo stress (fallimenti personali, lutti, problemi di salute, eccessivo carico di lavoro), specialmente se prolungata, può trovarsi alla base dello sviluppo di psicopatologie e avere un ruolo, tendenzialmente indiretto, in alcune malattie del corpo (ad esempio, morbo di Crohn, disturbi cardiovascolari e cancro). In questo caso, la relazione è indiretta perché essere sottoposti a continui livelli di stress porta ad adottare stili di vita poco sani che, a loro volta, possono causare diverse malattie o slatentizzare condizioni pre-esistenti.

Lo stress è un chiaro esempio di come una condizione mentale può avere effetti non indifferenti anche sul corpo.

L’Asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene

Alla base di come il corpo risponde ad una situazione stressante c’è un meccanismo che prende il nome di “Asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene” o, più semplicemente, “Asse HPA”. Il risultato di questo sistema, caratterizzato da reazioni chimiche che partono dall’ipotalamo e culminano nelle ghiandole surrenali, è la produzione del cosiddetto “ormone dello stress“, ossia il cortisolo.

Quando la secrezione di cortisolo è breve (ad esempio, durante lo svolgimento di un esame o di una gara sportiva) quest’ultimo ha un ruolo più che funzionale, perché, insieme all’adrenalina, ci permette di fronteggiare efficacemente la situazione: attiva i muscoli, stimola l’attività degli organi interni, aumenta la performance, dimostrando come uno stress acuto può avere anche implicazioni positive.

Al contrario, se circola nel sangue per lunghi periodi di tempo (ad esempio, quando ci si prende cura di un familiare cronicamente malato o quando si lavora in ambienti ostili e complicati) e si sta avendo a che fare con una condizione di stress cronico, può condurre allo sviluppo di psicopatologie e, soprattutto, al danneggiamento di una zona del cervello nota come ippocampo.

Lo stress cronico danneggia l’ippocampo

L’ippocampo è un’area del cervello coinvolta principalmente nella memoria, nella regolazione emotiva e nell’apprendimento, ma è anche il luogo in cui avviene la neurogenesi, ossia il processo di formazione di nuove cellule nervose.

La letteratura scientifica ci fornisce una grande raccolta di studi che hanno dimostrato come eccessivi livelli di cortisolo abbiano un effetto diretto sull’ippocampo, riducendone le dimensioni e la funzionalità e soprattutto conducendo ad un impoverimento della neurogenesi. Il cortisolo, dunque, ha un effetto neurotossico.

Come possiamo difenderci dallo stress?

Ma il nostro cervello è lì per sopravvivere e farci sopravvivere, quindi ha sviluppato delle capacità che ci permettono di limitare i danni causati dallo stress, senza subirne le conseguenze in maniera passiva.

Una di queste è chiamata cognitive appraisal (o valutazione cognitiva) dove il soggetto compie una prima valutazione dell’evento stressante, stabilendo se è una minaccia o una sfida, e successivamente valuta le proprie risorse per fronteggiarlo, note come strategie di coping.

Diversi studi hanno dimostrato che avere buone strategie di coping diminuisce la possibilità di sviluppare psicopatologie e aumenta la neurogenesi. Tra queste ritroviamo la resilienza, un approccio positivo al problema, la ricerca di aiuto e di significato e l’umorismo, mentre l’evitamento o un atteggiamento negativo producono l’effetto contrario.

Psicoterapia dello stress

Lo psicoterapeuta può trovarsi a trattare sia pazienti con una psicopatologia stress-correlata conclamata (come il Disturbo da Stress Post-Traumatico o la Depressione Maggiore), sia individui sani che stanno affrontando un periodo difficile o che semplicemente vogliono migliorare le loro capacità di adattamento e di performance, magari sul posto di lavoro.

In tutti questi casi, alcuni degli obiettivi della terapia possono essere lo sviluppo di strategie di coping mai sperimentate dal soggetto e il rinforzo di quelle già a disposizione, nonché l’apprendimento di diverse tecniche di rilassamento e di come saper controllare le proprie emozioni in modo costruttivo così da non adottare stili di vita malsani e ridurre al massimo le conseguenze negative dello stress.

Dott.ssa Ambra Salvati

Laurea Magistrale in Psicologia con indirizzo in Neuroscienze Cliniche.
Collaboratore di ricerca presso University of Oxford.

ambrasalvati@gmail.com

Lascia un commento