Neurofeedback Training per i Disturbi dell’Umore: applicazione clinica e il ruolo della Alpha Asymmetry

14 Ott 2021 ∙ Neurofeedback

Cos’è il Neurofeedback?

Il neurofeedback è una tecnica di intervento psicofisiologico, non invasiva ed endogena, dove è il soggetto stesso a produrre volontariamente dei cambiamenti nella sua attività neurale. L’applicazione del neurofeedback prevede l’uso dell’elettroencefalogramma (EEG) ed è priva di effetti collaterali (Hammond, 2007).

Lo scopo del neurofeedback è quello di aiutare i soggetti a regolare la loro attività cerebrale a seguito di un’informazione di ritorno, un feedback appunto, che gli viene fornito in tempo reale. Tramite l’EEG, è possibile osservare l’attività elettrica corticale della persona, in termini di onde cerebrali, che successivamente viene tradotta da specifici software in uno stimolo visivo o uditivo. Grazie a questo feedback, che il soggetto può vedere o sentire, è possibile mettere in atto un auto-monitoraggio sull’attività cerebrale, come un “allenamento per il cervello”, che aiuta a potenziare alcune funzioni cognitive, come attenzione, concentrazione e memoria, o a migliorare le condizioni cliniche e patologiche (Yucha & Montgomery, 2008).

Esistono diverse applicazioni cliniche del neurofeedback, supportante scientificamente, per la cura di un’ampia gamma di disturbi.

Una panoramica sui disturbi dell’umore

I disturbi dell’umore sono caratterizzati “periodi” o “fasi” in cui sono presenti variazioni instabili ed estremamente compromissive del tono dell’umore, con un’alternanza di stati che possono variare dall’euforia (fasi maniacali) alla tristezza (fasi depressive). Sulla base delle caratteristiche cliniche presentate da chi ne soffre, i disturbi dell’umore possono essere divisi tra disturbi depressivi e disturbi bipolari (Giberti et al., 2018).

Il Disturbo Depressivo Maggiore è caratterizzato da episodi ricorrenti di depressione senza la presenza fasi maniacali. I sintomi principali lamentati da chi ne soffre sono un umore depresso persistente, perdita di piacere e interessi, difficoltà di memoria e di concentrazione, ansia frequente, alterazioni nella condotta alimentare e alterazioni nei ritmi di sonno/veglia (APA, 2013).

Il Disturbo Bipolare, invece, è caratterizzato dall’alternanza di fasi depressive e fasi maniacali, dove le caratteristiche cliniche legate alle fasi maniacali comprendono un umore persistentemente elevato, irritabilità, aumento delle energie, ridotto bisogno di dormire, aumento dell’appetito e del desiderio sessuale. Data la presenza di fasi depressive intervallate da fasi maniacali, il Disturbo Bipolare presenta delle conseguenze ancora più compromissive rispetto alla depressione unipolare (Anderson et al., 2012).

Correlati EEG dei disturbi dell’umore: Alpha Asymmetry

Negli ultimi anni, diversi studi hanno documento una particolare alterazione nell’attività cerebrale dei soggetti con disturbi dell’umore, in particolare per i soggetti depressi, che prende il nome di Frontal Alpha Asymmetry (FAA). La FAA è un indice di asimmetria frontale alpha che indica la presenza di una maggiore attività di onde alpha (8-12 Hz) nell’emisfero sinistro rispetto al destro o viceversa. Questo indice è utile per individuare alterazioni nell’attivazione cerebrale dei soggetti, visto che le onde alpha sono inibitorie e la loro presenza in una data regione cerebrale indica una minor attivazione dell’area stessa (Allen et al., 2018). In particolare, per quello che riguarda la depressione, diversi studi hanno documento punteggi bassi di FAA nei soggetti depressi, indicando una maggiore attività alpha nelle regioni frontali dell’emisfero sinistro rispetto all’emisfero destro, con una conseguente inibizione cerebrale per quest’area (Kaiser et al., 2018). Una possibile spiegazione di questi risultati è stata proposta da Davidson (1998), che ha sottolineato il ruolo dell’emisfero sinistro nel processamento di emozioni positive e il ruolo dell’emisfero destro nell’evitamento di stimoli nuovi e nel processamento di emozioni negative. Partendo da questo presupposto, i soggetti con depressione mostrerebbero una riduzione di attività cerebrale nel lobo frontale sinistro e un aumento di attività nel lobo frontale destro (Davidson, 1998).

Ora che abbiamo illustrato il ruolo del FAA in soggetti che presentano una sintomatologia depressiva, vediamo come può intervenire il neurofeedback per un miglioramento del quadro clinico generale.

L’efficacia del neurofeedback training sulla depressione

Come sappiamo, il neurofeedback training è in grado di rinforzare o inibire determinate frequenze EEG in diverse zone del cervello, a seconda del protocollo e del tipo di training utilizzato. Dalla letteratura scientifica è emerso che questo rinforzo/inibizione può avere un ruolo rilevante per un miglioramento della sintomatologia depressiva (Banerjee & Argáez, 2018).

In particolare, si è visto come 10 sedute di neurofeedback, svolte due volte a settimana in corrispondenza dei posizionamenti F3 e F4, contribuiscano ad una riduzione significativa di attività alpha nell’emisfero sinistro nei soggetti depressi (Peeters et al., 2014). Come emerso dalla ricerca scientifica, il neurofeedback è in grado di diminuire la presenza dei sintomi depressivi e migliorare le funzioni esecutive dei soggetti, che riportano cambiamenti clinicamente significativi rispetto ai soggetti che non hanno svolto il training. Infatti, il rinforzo fornito dall’incremento delle frequenze alpha nell’emisfero destro, rispetto alle frequenze alpha dell’emisfero sinistro, è in grado di ristabilire il giusto equilibrio nella FAA dei soggetti con depressione, migliorandone effettivamente la condizione clinica (Choi et al., 2011).

Nonostante questi risultati promettenti, bisogna sottolineare come sia necessaria una continuità nel tempo del neurofeedback training per ottenere un effettivo miglioramento della condizione clinica nei soggetti depressi. Infatti, un numero limitato di sedute, o l’interruzione del training prima di aver concluso il piano di trattamento, non porta a conseguenze migliorative a lungo termine (Peeters et al., 2014). Questo vale sia per il training specifico volto a migliorare l’Alpha Asymmetry nei soggetti con depressione, sia per qualsiasi altro training, essendo il neurofeedback un “allenamento” che richiede una certa continuità nel tempo per ottenere miglioramenti significativi (Rance et al., 2018).

Il protocollo di Alpha Asymmetry è solo un esempio di come si possa agire sulla sintomatologia correlata ad un disturbo dell’umore. Esistono numerosi protocolli di intervento che, grazie ad un accurato assessment pre-training, possono essere utilizzati per avere un impatto significativo sulle capacità di auto-regolazione della persona e sul suo stato di benessere generale.

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Bibliografia

Allen, J. J., Keune, P. M., Schönenberg, M., & Nusslock, R. (2018). Frontal EEG alpha asymmetry and emotion: From neural underpinnings and methodological considerations to psychopathology and social cognition. Psychophysiology55(1).

American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSM-5®). Arlington (VA): American Psychiatric Pub.

Anderson, I. M., Haddad, P. M., & Scott, J. (2012). Bipolar disorder. Bmj345.

Banerjee, S., & Argáez, C. (2018). Neurofeedback and biofeedback for mood and anxiety disorders: a review of clinical effectiveness and guidelines.

Choi, S. W., Chi, S. E., Chung, S. Y., Kim, J. W., Ahn, C. Y., & Kim, H. T. (2011). Is alpha wave neurofeedback effective with randomized clinical trials in depression? A pilot study. Neuropsychobiology63(1), 43-51.

Davidson, R. J. (1998). Anterior electrophysiological asymmetries, emotion, and depression: Conceptual and methodological conundrums. Psychophysiology35(5), 607-614.

Giberti, F., Rossi, R., & Bellomo, M. (2018). Manuale di psichiatria: per studenti, medici, psicologi, tecnici della riabilitazione, assistenti sociali, operatori psichiatrici. Piccin.

Hammond, D. C. (2007). What is neurofeedback?. Journal of neurotherapy10(4), 25-36.

Kaiser, A. K., Gnjezda, M. T., Knasmüller, S., & Aichhorn, W. (2018). Electroencephalogram alpha asymmetry in patients with depressive disorders: current perspectives. Neuropsychiatric disease and treatment.

Peeters, F., Ronner, J., Bodar, L., van Os, J., & Lousberg, R. (2014). Validation of a neurofeedback paradigm: manipulating frontal EEG alpha-activity and its impact on mood. International Journal of Psychophysiology93(1), 116-120.

Rance, M., Walsh, C., Sukhodolsky, D. G., Pittman, B., Qiu, M., Kichuk, S. A., … & Hampson, M. (2018). Time course of clinical change following neurofeedback. Neuroimage181, 807-813.

Yucha, C., & Montgomery, D. (2008). Evidence-based practice in biofeedback and neurofeedback. Wheat Ridge, CO: AAPB.

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