Neurofeedback: il trattamento Evidence-Based per il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività

9 Nov 2021 ∙ Neurofeedback

Le problematiche legate all’ADHD

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è una delle patologie maggiormente diagnosticate nei bambini. Si ritiene che colpisca il 5% della popolazione, indipendentemente dall’area geografica. Le persone con ADHD hanno difficoltà a prestare attenzione, si distraggono facilmente, presentano livelli significativi di iperattività e impulsività e possono sviluppare problematiche di approccio al proprio ambiente sociale (Dobrakowski et al. 2020).

Numerosi ricercatori hanno riscontrato nei bambini con ADHD, alcuni deficit relativi a funzioni cognitive specifiche. All’interno della meta-analisi pubblicata da Wilcutt e colleghi su Biological Psychiatry, in oltre 6700 bambini sono stati riscontrati deficit nell’inibizione della risposta, nei livelli di vigilanza, nelle capacità di pianificazione e nella memoria di lavoro (Wilcutt et al. 2005). In letteratura scientifica la relazione tra il funzionamento della memoria di lavoro e il rendimento scolastico è ampiamente documentata (Swanson & Howell 2001).

Il Neurofeedback nel trattamento dell’ADHD

I pattern elettroencefalografici (EEG) associati all’ADHD sono oggetto di studio tra i ricercatori di tutto il mondo. Ad ogni modo, numerose ricerche documentano differenze relative all’attivazione di alcune aree corticali in persone con ADHD, se confrontate con la popolazione normativa (Gevensleben et al. 2009). Un esempio può essere relativo alla presenza di un maggior quantitativo di frequenze Theta (4-8 Hz) e un minor quantitativo di frequenze Beta (15-21 Hz) in corrispondenza delle aree fronto-centrali della corteccia (Arns et al. 2013).

Il Neurofeedback Training si è affermato come intervento efficace per modulare l’attivazione corticale, in particolare nei disturbi associati a disattenzione e deficit nell’autoregolazione emotiva e comportamentale come l’ADHD (Duric et al. 2014). Numerose ricerche hanno presentato risultati molto promettenti riguardo alla capacità del Neurofeedback di poter agire su questi aspetti, grazie al meccanismo del feedback e a protocolli d’intervento finalizzati al rinforzo e/o all’inibizione di specifiche bande di frequenza EEG (Sitaram et al. 2017).

Il Neurofeedback si basa sull’assunto che l’attività cerebrale possa essere volontariamente modulata attraverso strategie che hanno come obiettivo la sua normalizzazione. Ciò può determinare miglioramenti nelle capacità cognitive e sul controllo comportamentale in individui con ADHD (Cueli et al. 2019). Grazie ai risultati molto promettenti presenti in letteratura scientifica, l’American Academy of Pediatrics nel 2012 ha definito il Neurofeedback come trattamento di 1° livello e “Miglior Supporto” per il Disturbo da Deficit d’Attenzione e Iperattività.

Come funziona il Neurofeedback?

  1. Il Neurofeedback utilizza l’elettroencefalogramma (EEG) per rilevare l’attività elettrica corticale del soggetto grazie all’applicazione di alcuni elettrodi sulla cute.
  2. Grazie ad uno specifico software, è possibile monitorare e misurare l’attività EEG.
  3. Quando il soggetto riuscirà ad entrare nello stato mentale associato a pattern EEG obiettivo del trattamento, gli sarà fornito un feedback: ovvero uno stimolo visivo o uditivo che gli permetterà di riconoscere e mantenere lo stato mentale obiettivo.

Un esempio di Neurofeedback Training per l’ADHD

Poniamo il caso che il bambino si trovi all’interno di una seduta di Neurofeedback Training e che il feedback sia associato ad un episodio della sua serie preferita: se il bambino riuscirà a mantenere un buon livello di attenzione e rilassamento, gli sarà possibile continuare a seguire la serie, in caso contrario lo schermo si oscurerà e dovrà tentare di rievocare lo stato precedente. Maggiore sarà il tempo in cui indirizzerà le proprie risorse nel promuovere uno stato di concentrazione (riconosciuto dal software), maggiore sarà il tempo in cui potrà godersi la serie.

Quindi, se la finalità del Training è di incrementare la concentrazione e il rilassamento, il feedback sarà fornito solamente quando il soggetto riuscirà ad elicitare le frequenze EEG associate. Il lavoro svolto all’interno della seduta avrà la finalità di promuovere e consolidare pattern elettroencefalografici specifici, al fine di replicarli facilmente nella vita di tutti i giorni.

Un supporto concreto, una metodologia coinvolgente

Il sofisticato meccanismo d’azione del Neurofeedback, può essere accompagnato da attività associabili alle abitudini della quotidianità, come guardare una serie tv, giocare ad un videogame o ascoltare musica. Il Training coinvolge attivamente il soggetto permettendogli di “allenare” le frequenze EEG funzionali al miglioramento delle capacità attentive e di rilassamento. Come si può intendere, il Neurofeedback è semplice e immediato, ma è proprio grazie a questa sua facilità di utilizzo che risulta essere efficace.

Per il bambino, allenare il proprio cervello attraverso un Training di Neurofeedback può avere degli effetti positivi sul proprio funzionamento all’interno dell’ambiente scolastico, familiare e sociale, e grazie al meccanismo della plasticità cerebrale (Sitaram et al. 2017) i risultati ottenuti possono perdurare anche nel lungo periodo (Van Doren et al. 2019).

In letteratura scientifica, come accennato precedentemente, i risultati relativi al Neurofeedback nel trattamento dell’ADHD risultano essere molto promettenti, e le pubblicazioni più recenti continuano a seguire questo trend. Se a questo associamo il coinvolgimento promosso da hardware e software di ultima generazione, non possiamo non prendere in considerazione il Neurofeedback come uno degli interventi maggiormente consigliati per il trattamento del Disturbo da Deficit d’Attenzione e Iperattività.

Bibliografia

Arns, M., Conners, C. K., & Kraemer, H. C. (2013). A decade of EEG theta/beta ratio research in ADHD: a meta-analysis. Journal of attention disorders, 17(5), 374-383.

Cueli, M., Rodríguez, C., Cabaleiro, P., García, T., & González-Castro, P. (2019). Differential efficacy of neurofeedback in children with ADHD presentations. Journal of clinical medicine, 8(2), 204.

Dobrakowski, P., & Łebecka, G. (2020). Individualized neurofeedback training may help achieve long-term improvement of working memory in children with ADHD. Clinical eeg and Neuroscience51(2), 94-101.

Duric, N. S., Aßmus, J., & Elgen, I. B. (2014). Self-reported efficacy of neurofeedback treatment in a clinical randomized controlled study of ADHD children and adolescents. Neuropsychiatric disease and treatment, 10, 1645.

Gevensleben, H., Holl, B., Albrecht, B., Schlamp, D., Kratz, O., Studer, P., … & Heinrich, H. (2009). Distinct EEG effects related to neurofeedback training in children with ADHD: a randomized controlled trial. International journal of psychophysiology, 74(2), 149-157.

Sitaram, R., Ros, T., Stoeckel, L., Haller, S., Scharnowski, F., Lewis-Peacock, J., … & Sulzer, J. (2017). Closed-loop brain training: the science of neurofeedback. Nature Reviews Neuroscience, 18(2), 86-100.

Swanson, H. L., & Howell, M. (2001). Working memory, short-term memory, and speech rate as predictors of children’s reading performance at different ages. Journal of Educational Psychology, 93(4), 720.

Van Doren, J., Arns, M., Heinrich, H., Vollebregt, M. A., Strehl, U., & Loo, S. K. (2019). Sustained effects of neurofeedback in ADHD: a systematic review and meta-analysis. European child & adolescent psychiatry, 28(3), 293-305.

Willcutt, E. G., & Doyle, A. E. (2005). igg JT, FaraoneSV, Pennington BF. Validity ofthe executive function theory of attention-deficit/hyperactivity disorder: A meta-analyticreview. Biological Psychiatry, 57, 1336-1346.

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