Momenti di “Panico”: gli effetti Psicologici del Social Down

24 Ott 2021 ∙ Psicologia e attualità

4 ottobre 2021: poco dopo le 17.30, WhatsApp, Facebook e Instagram hanno smesso di funzionare, o hanno funzionato a intermittenza, lasciando un grande vuoto negli utenti italiani ma anche in altre parti del mondo. La vicenda ha suscitato un particolare scalpore all’interno della comunità online. Questo ci ha spinto a porci diversi interrogativi.

Che cosa hanno provato o come si sono sentiti gli utenti durante il crash dei social media? Si sono sentiti “abbandonati”? Si sono sentiti sollevati? Si sono sentiti vuoti?

Queste sono state le domande che hanno caratterizzato il nostro pensiero e le nostre curiosità durante il down dei social network.

Prima però, cerchiamo di fare un passo indietro e di comprendere l’evoluzione dei social media e di Internet. La comunicazione si è evoluta e si è adattata alla rivoluzione digitale, rimodellando il modo in cui gli individui interagiscono. Ebbene la continua propagazione di questi strumenti ha promosso costanti e ininterrotti cambiamenti nel modo di comunicare. Tant’è che i social non si riferiscono necessariamente a ciò che facciamo, ma a chi siamo e come ci relazioniamo gli uni con gli altri (Cheng et al., 2021). Nell’era cosiddetta cibernetica, le relazioni sono organizzate sempre più come realtà digitali capaci di sostituire gradualmente quelle faccia a faccia (Cheng et al., 2021). Internet è diventato un ambiente da abitare (Cantelmi, 2013) tale da portare gli individui ad allontanarsi dalla vita reale carica di conflitti e a rifugiarsi in un ambiente virtuale, percepito come unico luogo sicuro.

Ieri più che mai abbiamo assistito ad una sorta di “psicosi” generale dovuta dal mancato funzionamento dei social, in quanto gli spazi virtuali che identificano i bisogni di appartenenza dell’essere umano non erano più accessibili.

La comunità psicologica e scientifica è fin troppo consapevole che le nostre vite sono sempre più mediate dai social media e dal web. Difatti, sebbene la maggior parte degli individui usi i social media senza sperimentare alcun problema, le evidenze scientifiche hanno registrato una crescente percentuale, soprattutto tra i giovani adulti, che ne diventano dipendenti. L’uso disregolato dei social media può condurre a una forma di dipendenza comportamentale, caratterizzata da un’eccessiva preoccupazione per i social media, un bisogno incontrollabile di connettersi o utilizzarli al punto da dedicargli così tanto tempo e sforzo da compromettere altre aree importanti della vita (Andreassen & Pallesen, 2014).

Tale razionale teorico ci porta a domandarci: ieri non abbiamo probabilmente assistito proprio a questo? Quante persone hanno tentato più volte di aggiornare l’homepage di ogni social network pensando di avere un problema di connessione? Come si sono sentiti dinnanzi ad un mancato utilizzo dei social?

Abbiamo cercato di raccogliere alcune testimonianze sull’esperienza emotiva vissuta dagli utenti.

“Disorientamento”, “nulla”, “un vuoto”, “ansia”, “libertà”, “serenità”, “noia”, “impotenza”, “panico”, “frustrazione” e “relax”; sono le risposte più frequenti che abbiamo ottenuto attraverso un sondaggio sui social media. Abbiamo rivolto la medesima domanda ad amici, colleghi e follower che hanno condiviso con noi il proprio stato emotivo. Alcune persone hanno riportato di non aver subito alcun effetto o disagio significativo. Altre, a causa di mancata possibilità di comunicazione, hanno avuto difficoltà nell’organizzazione e nella gestione di progetti o di produzione lavorativa. Altri ancora, talmente a disagio nell’essere disconnessi, hanno adottato ulteriori modalità per rimanere collegati utilizzando altre piattaforme social networks come Twitter, Telegram e Tinder. Gli hashtag #WhatsAppDown, #FacebookDown e #InstagramDown hanno iniziato a scalare le classifiche di Twitter, raggiungendo rapidamente gli apici.

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Le persone hanno cercato di “rifugiarsi” su altre app perché si sentivano persi e vuoti? Questo non lo possiamo sapere per certo. L’esperienza delle precedenti ore di down e l’ansia sociale scatenata dal mancato uso dei social potrebbe essere connessa al fenomeno della FOMO – fear of missing out – ovvero la paura di essere tagliati fuori (o disconnessi) che porta a una tendenza pervasiva nel controllare le attività degli altri (Przybylski et al., 2013). Come riportato in letteratura, l’incessante tentativo di controllare in modo compulsivo lo status online o le notifiche sembra indurre stati di ansia, agitazione ed irrequietezza (Elhai, Levine, Dvorak, & Hall, 2016). È estremamente interessante osservare le contrastanti sensazioni personali riguardanti le ore di “panico” e come queste abbiano, in modo più o meno marcato, perturbato la routine di ciascuno.

Dobbiamo inoltre chiederci, che cosa spinge le persone a controllare compulsivamente i propri profili in attesa di notifiche? Che cosa spinge le persone a impegnarsi, a volte in modo ossessivo, con gli altri, sui social media?

L’intensa popolarità dei social è spesso attribuita ad un bisogno psicologico di ricompense sociali e di feedback positivi online come i “likes”. Come affermano Lindström e collaboratori (2021) si può ritrarre il mondo online come una Skinner Box per l’uomo moderno, suggerendo con tale affermazione come i social media rappresentino una forma di apprendimento di rinforzo guidato da ricompense sociali.

Il tentativo costante di ottenere una notifica, un like o una menzione sui social può essere spiegato dal meccanismo della ricompensa, che determina l’attivazione di neuroni nelle principali aree del cervello che producono il rilascio di dopamina). Così facendo il cervello riceve un rinforzo e identifica questa attività come gratificante e da ripetere. Dunque, ogni qualvolta che ci si connette ai social, i segnali di dopamina aumentano. Ciò accede verosimilmente quando siamo sottoposti a stimoli come, ad esempio, ascoltare la musica del nostro artista preferito, mangiare del buon cibo, avere un rapporto sessuale ma anche fare uso di droghe; il nostro corpo rilascia dopamina, dandoci una sensazione di piacere. Le evidenze scientifiche, infatti, suggeriscono che le piattaforme online riescono ad attivare sistemi di ricompensa e reti neurali simili a quelli attivati nei disturbi da uso di sostanze o nel gioco d’azzardo.

A tal proposito Kuss e Griffiths (2017), massimi esperti nel settore, sostengono che l’uso eccessivo di social media può portare a sintomi tradizionalmente associati alle dipendenze da sostanze tra cui la tolleranza, l’astinenza, il conflitto, la salienza, la ricaduta e la modifica dell’umore.

Per concludere, vorremmo riportare alcune delle testimonianze ricevute, al fine di promuovere una riflessione a riguardo:

  • Felicità, emozione pace e libertà dal pensiero di controllare le applicazioni.
  • Ansia, paura di rimanere esclusi dalla vita degli altri, senso di solitudine e delusione di non aver ricevuto notifiche dopo il crash.
  • Noia e panico legata alla mancanza di trovare soddisfazione da attività alternative.
  • Solitudine, senso di disorientamento legato al sentirsi distaccati rispetto al mancato controllo della vita degli altri.
  • Indifferenza e neutralità perché si stava bene anche senza il loro utilizzo.
  • Frustrazione e angoscia legato al continuo tentativo di aggiornare le applicazioni senza successo e legata alla mancata consapevolezza della durata del down.
  • Frustrazione per la mancanza di contatto, seguita da un senso di sollievo per poter dedicare il tempo ad altre attività.
  • Senso di spensieratezza e libertà dal mancato uso pervasivo del cellulare.
  • Minor difficoltà a dormire e migliore qualità del sonno.
  • Dispiacere che il mondo dei social sia ripreso.
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Questa esperienza è stata forse impattante ma funzionale? Potrebbe essere uno spunto di riflessione su come le nostre vite siano controllate dai social?

Bibliografia

Andreassen, C., & Pallesen, S. (2014). Social network site addiction-an overview. Current Pharmaceutical Design, 20(25), 4053-4061.

Cheng, C., Lau, Y. C., Chan, L., & Luk, J. W. (2021). Prevalence of social media addiction across 32 nations: Meta-analysis with subgroup analysis of classification schemes and cultural values. Addictive Behaviors, 106845.

Elhai, J. D., Levine, J. C., Dvorak, R. D., & Hall, B. J. (2016). Fear of missing out, need for touch,        anxiety and depression are related to problematic smartphone use. Computers in Human            Behavior63, 509-516.

Kuss, D. J., & Griffiths, M. D. (2017). Social networking sites and addiction: Ten lessons learned.International Journal of Environmental Research and Public Health, 14(3), 311.

Lindström, B., Bellander, M., Schultner, D. T., Chang, A., Tobler, P. N., & Amodio, D. M. (2021). A computational reward learning account of social media engagement. Nature communications12(1), 1311.

Przybylski, A. K., Murayama, K., DeHaan, C. R., & Gladwell, V. (2013). Motivational, emotional,       and behavioral correlates of fear of missing out. Computers in human behavior29(4), 1841-            1848.

Sitografia

Cantelmi T. Tecnoliquidità. (2013). Modelli per la mente. V(I-3): 7-14. https://docplayer.it/3076902-Tecnoliquidita-tonino-cantelmi.html.

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