L’Attività Fisica come strumento di Resilienza

La vita odierna, tra bisogno di autorealizzazione e pressioni sociali, familiari e lavorative obbliga l’essere umano ad essere un “campione della resistenza”. Con resistenza, si intende una resistenza fisica ma soprattutto psicologica. Oggi tutto muta con rapidità, sempre più spesso gli individui entrano in crisi perché si sentono sopraffatti da un’incessante evoluzione della tecnica, dell’automazione, della globalizzazione, della comunicazione. L’individuo in questo contesto può smarrire il senso dell’organizzazione della propria vita, non essendo, peraltro sorretto da un tessuto interiore e sociale di valori forti e di ideali profondi.

Questo periodo di grande emergenza sanitaria è l’esempio concreto di come questo nemico “invisibile” ci spinge ad una nuova condizione di riorganizzazione personale.

La grande buona notizia è che si sa con certezza che gli esseri umani sono stati progettati per affrontare con successo difficoltà e stress perché posseggono dentro di loro un dono, un insieme di risorse che abbiamo ereditato dal passato e che costituiscono la nostra “resilienza”. La capacità di resilienza è una dote indispensabile perché è sempre un punto di partenza per la propria vita, e lo sport si propone come elemento partecipante all’equilibrio delle risonanze emotive dell’uomo e della sua omeostasi psico-fisica. A volte chi riesce ad allenarsi coniugando gli impegni di lavoro e familiari ha sviluppato delle capacità fantastiche di gestione dello stress.

Che cosa è lo stress?

Lo stress è uno stato di tensione dell’organismo nel quale vengono attivate difese per far fronte a una situazione di “minaccia”. Dapprima vi è una reazione non specifica dell’organismo alle sollecitazioni, cui può seguire una difesa, sino ad un’eventuale “ribellione”.

Esistono tre gruppi di sintomi che possono essere predittivi di un organismo sotto stress, ovvero: emotivi, cognitivi e fisici.

  • I sintomi emotivi rispondono a sensazioni di apatia, ansia, irritabilità, fatica mentale, stima esagerata di sé stessi o rifiuto.
  • I sintomi comportamentali consistono nell’evitare una serie di atteggiamenti (come avere difficoltà nell’accettare responsabilità), spingersi all’eccesso (abuso nicotinico, alcolismo, sregolatezza), problemi di gestione della propria persona, problemi legali.
  • I sintomi fisici rientrano nello spettro della preoccupazione eccessiva, indisposizioni, esaurimento fisico, malattia frequente.

Vengono considerati “stressors” tutti gli stimoli che portano ad una reazione stressante. Possono essere di varia natura e produrre nel corpo una reazione biologica quasi identica. Gli stimoli che raggiungono l’organismo, prima di innescare una reazione emozionale, vengono sottoposti ad un filtro cognitivo, che ha la sua struttura portante nella complessità dei circuiti della corteccia. In un primo momento si verifica un iniziale miglioramento delle capacità mentali, fisiche e organizzative (eustress) e, con l’aumento del grado di stress un progressivo loro decadimento (distress).

Il distress non dipende solo dall’accumularsi degli eventi, ma anche come li valutiamo dal peso emotivo che hanno per noi. La valutazione è un processo mentale con il quale attribuiamo un valore soggettivo all’evento stressante e il coping è una conseguenza di questa valutazione: cioè dopo aver misurato gli effetti dell’evento, si valutano i mezzi disponibili da adottare per controllare situazioni ritenute difficili.

Tra i sintomi più comuni dello stress troviamo l’ansia che corrisponde ad uno stato generale di attivazione delle risorse fisiche e mentali del soggetto. Di per sé non è un fenomeno anormale. Contenuta entro certi limiti produce un effetto di ottimizzazione delle prestazioni dell’individuo in ordine al problema da risolvere. Oltre all’ansia un’altra importante fonte di malessere è la conseguente frustrazione di non poter soddisfare i nostri bisogni, materiali, fisiologici e psicologici, che all’interno della nostra società sembrano essere diventati sempre più non soddisfabili.

L’ esercizio fisico può essere un nostro alleato per combattere ansia e frustrazione?

La risposta è naturalmente sì. L’esercizio fisico e lo sport rappresentano un modo del tutto sano di gestire sensazioni spiacevoli come stress e ansia.

  • I benefici immediati, sono costituiti dal fatto che durante l’attività fisica, gli stimoli di origine muscolare distraggono dai pensieri negativi; inoltre l’esercizio è il modo migliore per bruciare l’energia prodotta dalla reazione di lotta e di fuga.
  • I benefici a breve termine sono costituiti dal conseguente stato di rilassamento. È stato dimostrato quanto lo sport sia più potente di un ansiolitico e agisce attraverso il rilassamento di tutti i muscoli scheletrici.
  • I benefici a lungo termine, invece, sono di tipo organico e psicologico. I primi sono rappresentati dalla diminuzione del colesterolo nel sangue e del peso corporeo, da una migliore efficienza cardiaca e polmonare e da un aumento delle difese immunitarie.

I benefici psico-emotivi dell’esercizio sono costituiti dalla soddisfazione di sentirsi in forma ed efficienti. Questo a sua volta può influenzare positivamente il senso di sicurezza in sé, la concentrazione e il rendimento mentale, la qualità del sonno e l’umore in genere.

La pratica sportiva può fornire un’immagine di sé equilibrata, attraverso delle abilità psicologiche che permettono di sviluppare un senso di autostima fisica e non solo, e di autoefficacia. Smontare le false percezioni di impossibilità è il primo passo. Per ottenere ciò occorre far leva su tutto quello che può aumentare la percezione della propria efficacia personale. Le nostre convinzioni di controllo condizionano il risultato finale. Se si ritiene un obiettivo come impossibile, non lo realizzeremo mai, ma alcuni obiettivi sono davvero irraggiungibili. Spesso le nostre convinzioni di impossibilità sono infondate, quindi bisogna sempre verificare sul campo le convinzioni di impossibilità attraverso un giusto controllo dei pensieri. Lo sport e l’esercizio fisico mirano a potenziare moltissime facoltà mentali, che spingono l’individuo ad essere consapevole, proattivo e non reattivo.

Ecco, perché lo sport può aiutare a divenire la persona capace di controllare la propria vita, senza avere la percezione di impotenza, ma aiutandola a sviluppare il senso di autoefficacia necessario, senza cadere nel processo di “impotenza appresa” un costrutto che spiega come individui posti continuamente in condizioni sulle quali ritengono di non potere in alcun modo intervenire per controllarle e modificarle, tendono a sviluppare un senso di impotenza che può anche estendersi oltre l’evento specifico sperimentato.

Fondamentale risulta l’apporto fornito dalla condivisone attiva di canali social di palestre, associazioni sportive, federazioni, in questo momento di alienazione forzata, con i quali è possibile mantenere attiva la nostra esigenza di condivisione e relazione, ossia una delle più grandi spinte motivazionali: il bisogno di affiliazione.

Come si manifesta il bisogno di affiliazione?

  • Una prima manifestazione di questo bisogno è la ricerca della presenza e del contatto umano: l’individuo può sentirsi soddisfatto semplicemente per il fatto di non essere solo e di sentire che altri si esercitano, senza che per questo vi sia stato un lavoro in comune o una comunicazione. Siccome l’attività sportiva rinforza le qualità del corpo, lo rende più vivo e presente e gli conferisce maggiore personalità, il contatto umano, tra sportivi, acquista un rilievo maggiore che altrove.
  • Una seconda modalità delle tendenze verso l’altro nello sport può essere definita la “ricerca del gruppo”, dove si mira all’integrazione e alla coesione. Il desiderio di essere integrato in un gruppo sportivo implica che si cerchi di avervi un posto, di conquistarvi uno statuto.
  • Una terza modalità del bisogno di affiliazione, che incontriamo nello sport, si riferisce all’insieme stesso dell’universo sociale in cui gli sportivi si incontrano e si associano. Si mira, infatti, ad essere riconosciuti in questo universo e a situarsi in rapporto a tutti coloro che lo compongono in funzione delle differenti gerarchie che esso contiene. Nella partecipazione all’universo sportivo molti individui trovano il beneficio di una socializzazione e di una partecipazione a un ordine umano, a una legalità e a un funzionamento che li fanno uscire da una vita troppo privata. Prendere parte del mondo sportivo, significa assicurarsi un grado di inserzione e oggettivazione sociale ed essere realmente membri di una squadra.

Lo sport come strumento di autoregolazione

Per concludere, l’attività fisica può essere un indispensabile strumento di autoregolazione di auto-esplorazione dell’individuo, e permette alla persona di essere maggiormente resiliente e consapevole. Inoltre la pratica sportiva va soddisfare il bisogno umano di appartenenza e di stabilire legami sociali, e il potere di attrazione di un Noi diffuso fa trascendere la persona da sé stesso per fondersi in una realtà comunitaria, fatta di simboli e valori, dotata di uno spirito e di un’anima.

Dott.ssa Francesca Neri

Psicologa clinica e di comunità
Psicologa presso la Struttura Residenziale Terapeutico Riabilitativa estensiva "La Casa"

Psicologa dello sport in formazione presso “Psymedisport”

francescaneri92@hotmail.it

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