Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD)

Che cos’è l’ADHD?

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) è tra i disturbi neurocomportamentali più comuni che si presentano nei bambini e negli adolescenti, con una prevalenza superiore al 5%. E’ un disturbo diffuso in tutto il mondo che spesso persiste durante l’adolescenza fino all’età adulta. Sulla base dei criteri del manuale diagnostico DSM-5 l’ADHD può presentarsi in tre forme distinte: ADHD con disattenzione predominante, ADHD con iperattività/impulsività predominanti e ADHD combinato.

La disattenzione si manifesta quando il bambino evita attività che richiedono uno sforzo sostenuto e quando il compito non è per lui interessante, pertanto ne conseguono difficoltà nel suo completamento. Inoltre il bambino con ADHD può presentare problematiche nell’organizzazione delle attività e appare spesso non ascoltare nulla di quanto gli viene detto.

L’iperattività e l’impulsività implicano un’eccessiva attività motoria (ad esempio quando si alzano continuamente dalla sedia), loquacità, risposte irruente, azioni estremamente affrettate, incapacità di attendere una scadenza o il proprio turno e un desiderio di immediata ricompensa. Gli adulti spesso riferiscono un senso di irrequietezza estrema (Hoseini et al. 2014).

Quali aspetti della vita vengono compromessi?

La diagnosi di ADHD è stabilita clinicamente dalla revisione dei sintomi, in cui verranno presi in considerazione tutti gli aspetti della vita dell’individuo. L’ADHD comporta una significativa compromissione nei domini accademici, occupazionali, sociali e intrapersonali che richiedono un trattamento. Nell’ambiente accademico, i bambini con ADHD devono far fronte a richieste e aspettative organizzative e comportamentali. Nella maggior parte dei casi dovrebbero essere sviluppati adeguati piani educativi. Il consulente scolastico, può essere utile nell’attuazione del piano educativo personalizzato oltre che ad agire come figura motivazionale. Dovrebbero essere intrapresi cambiamenti anche in ambito familiare, modificando i comportamenti disfunzionali messi in atto nella relazione con il bambino: i genitori spesso valutano i comportamenti problematici come intenzionali (Wilens et al. 2010). L’ADHD può essere riscontrata in tutto lo spettro del Quoziente Intellettivo (Q.I.), compresi i bambini altamente dotati. (Rommelse et al. 2017). Pertanto, un test di intelligenza dovrebbe essere parte della procedura diagnostica, ma non è obbligatorio secondo le linee guida dell’ADHD. In alcuni bambini, le difficoltà intellettive e non l’ADHD possono essere la causa alla base di comportamenti simili all’ADHD, mentre in altri bambini con ADHD, può essere presente un rendimento scolastico insufficiente nonostante un Q.I. elevato.

Quali sono i trattamenti più utilizzati per l’ADHD?

La gestione dell’ADHD include la considerazione di due aree principali: non farmacologica (rimedio educativo, psicoterapia individuale e familiare) e farmacoterapia. Le procedure di intervento più comuni tengono conto delle difficoltà del bambino nel valutare attentamente quali siano i passi necessari per il raggiungimento dei propri obiettivi e nel controllare la qualità del proprio lavoro durante la sua esecuzione. La Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT) mira a ridurre i comportamenti ADHD lavorando sulla pianificazione e l’organizzazione di compiti di vita quotidiana. Nel caso dei bambini in età prescolare e in età scolare, la CBT si concentra maggiormente sui genitori e sugli educatori; mentre gli adolescenti possono imparare direttamente ad utilizzare strategie comportamentali più appropriate (Döpfner et al. 2015). La farmacoterapia che include stimolanti, agenti noradrenergici, alfa-agonisti e antidepressivi gioca un ruolo nella gestione a lungo termine dell’ADHD, in questo caso le raccomandazioni terapeutiche sono spesso basate sulle esigenze specifiche di bambini, giovani o adulti.

Si può agire sull’ADHD anche attraverso interventi di tipo psicofisiologico, come ad esempio il Neurofeedback: una tecnica di neuromodulazione che grazie all’elettroencefalogramma (EEG) e ad uno specifico software, permette alla persona di controllare la propria attività elettroencefalografica, allenando lo stato mentale obiettivo del trattamento. Il training del neurofeedback per l’ADD/ADHD è comunemente associato a diminuzioni dell’impulsività/iperattività, all’aumento della stabilità dell’umore, a miglioramenti del sonno, all’incremento dei livelli attentivi e a miglioramenti nelle performance accademiche.

Per approfondire puoi consultare questo articolo: https://www.neurosystem.it/neurofeedback-il-trattamento-evidence-based-per-il-disturbo-da-deficit-dattenzione-e-iperattivita/.

L’ADHD è ereditario?

La base biologica del disturbo è supportata da dati genetici, di neuroimaging, neurochimici e neuropsicologici. Decenni di ricerche mostrano che i geni svolgono un ruolo vitale nell’eziologia del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e nella sua comorbilità con altri disturbi. Studi sulla famiglia, sui gemelli e sull’adozione presentano risultati che supportano la relazione tra l’ADHD e fattori genetici ereditari. Si stima che l’ereditabilità per l’ADHD sia tra il 75 e il 90% (Faraone SV et al. 2019).

Bibliografia

Döpfner, M., Ise, E., Metternich-Kaizman, T. W., Schürmann, S., Rademacher, C., & Breuer, D. (2015). Adaptive multimodal treatment for children with attention-deficit-/hyperactivity disorder: an 18 month follow-up. Child Psychiatry & Human Development46(1), 44-56.

Faraone SV, Larsson H. Genetics of attention deficit hyperactivity disorder. Mol Psychiatry. 2019 Apr;24(4):562-575.

Hoseini, B. L., Ajilian, M., TAGHIZADE, M. H., Khademi, G., & Saeidi, M. (2014). Attention deficit hyperactivity disorder (ADHD) in children: a short review and literature

Rommelse, N., Antshel, K., Smeets, S., Greven, C., Hoogeveen, L., Faraone, S. V., & Hartman, C. A. (2017). High intelligence and the risk of ADHD and other psychopathology. The British Journal of Psychiatry211(6), 359-364.

Wilens, T. E., & Spencer, T. J. (2010). Understanding attention-deficit/hyperactivity disorder from childhood to adulthood. Postgraduate medicine122(5), 97-109.

Contattaci per informazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *