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Disturbi Alimentari e Work-Out ai tempi della Quarantena: Sintomo o Intrattenimento?

Siamo tutti “intrappolati” in casa a cercare strategie per annoiarci meno, per trasformare questo periodo di stand-by dalla routine in un momento di produttività.
Ed ecco quindi una marea di attività direttamente dal web: attività fisica tre volte al giorno, ricette che spaziano dal dolce al salato, pulizia di ogni angolo della casa, meditazione, yoga, skincare coreana e chi più ne ha più ne metta!
Niente da criticare a chi ha trovato la sua dimensione applicando una o più di queste nuove abitudini.
Ci sono però categorie di persone che in questo momento potrebbero essere spaventate, disorientate, frustrate, più che dalla situazione di isolamento, che per sua natura porta a vivere sentimenti di questo tipo, da dinamiche disfunzionali preesistenti.
In particolar modo mi riferisco a tutte quelle persone che stanno combattendo un Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA).

ATTIVITÀ FISICA

Nel Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM-5), uno dei sintomi core di questo disturbo è chiamato “condotte compensatorie”, e descrive tra i vari modi per evitare di prendere peso, l’introduzione di attività fisica eccessiva.
Mentre per alcuni di noi scoprirsi iperattivi rappresenta una strategia per far fronte alla noia e al senso di costrizione, per chi soffre di DCA fare movimento rappresenta una sorta di ossessione, un mantra comportamentale da cui appare impossibile slegarsi.
Fare le scale, raggiungere i 10 mila passi, correre per diverse ore al giorno, fare esercizi, non è un passatempo utile a rimanere in forma o a divertirsi, ma diventa il modo per verificare la propria auto-disciplina. Per contro, stare fermi, riposarsi, essere svogliati, si trasformano in elementi di auto-svalutazione in cui la persona non si percepisce semplicemente pigra ma sostanzialmente incapace di raggiungere obiettivi, negligente e
inaffidabile.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, arrivano le svalutazioni globali sulla persona: non riuscire a seguire queste regole auto-imposte e le conseguenti svalutazioni, non rimane più confinato all’ambito dell’esercizio fisico ma si estende a tutta la persona, diventando il metro di giudizio attraverso il quale percepirsi.

IPER-ESPOSIZIONE DA SOCIAL

Ormai a chiunque, attraverso i social, sarà capitato di seguire profili che promuovono il movimento e il benessere corporeo. Personalmente credo nella loro utilità perché sono pienamente convinta che una buona salute psicologica passi anche attraverso il prendersi cura del proprio corpo.
Ultimamente però, mi rendo conto che siamo iper-esposti all’attività fisica, con continui video in diretta e schede scaricabili che ci invitano a fare movimento “se no alla fine di questa quarantena avremo troppi kg di troppo!”.
Alla luce di quanto detto prima rispetto alla sintomatologia dei DCA, questa esposizione massiccia assume tratti devastanti che rinforzano e aggravano una sintomatologia pregressa.
In altre parole, un sintomo già di per sé grave e invalidante, diventa comprensibile se non addirittura ragionevole. L’attenzione selettiva posta sulla forma fisica, tipica di questa patologia, si espande a macchina d’olio su tutta la popolazione e trascina con sé anche queste persone, normalizzando il sintomo e facendole percepire finalmente comprese e legittimate.

Conclusioni

In quest’ottica, appare quindi fondamentale sviluppare una maggiore sensibilità anche nei confronti di persone che si trovano già in condizioni di fragilità psicologica. La pretesa non è quella che ogni sito, blog, canale TV, contenuto web sia focalizzata sulle innumerevoli necessità di ogni utente, ma che ognuna delle persone che producono contenuti sviluppi una maggiore sensibilità e responsabilità diventando più consapevole del proprio potere comunicativo.
Dedicare un po’ più di attenzione a sottolineare che per star bene non è fondamentale sfociare nell’iperattività, renderebbe così un momento come questo più sereno per ognuno di noi.

Dott.ssa Eleonora Soro

Psicologa
Psicoterapeuta in formazione presso Associazione Psicologia Cognitiva (APC)

eleonorasoropsy@gmail.com

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