Cyberbullismo: Il Lato Oscuro del Web

6 Ott 2021 ∙ Psicologia e attualità

Con l’avvento della tecnologia, la maggioranza delle persone può avere accesso ad un’infinità di mezzi (social network, chat, siti web, app di messaggistica, piattaforme di gioco online, ecc.) che consentono agli individui di essere costantemente in contatto, comunicando, condividendo e scambiando una grande varietà di informazioni. Tuttavia, se da un lato la digitalizzazione a cui stiamo assistendo (favorita anche dall’avvento del COVID-19) ha fornito degli strumenti utili per soddisfare in modo efficiente e, soprattutto, immediato i bisogni degli utenti del web (è possibile, ormai, avere a proprio disposizione qualsiasi cosa con un semplice click), dall’altro, la diffusione della tecnologia ha prodotto una serie di nuovi fenomeni negativi che, nei casi più estremi, possono minare l’integrità psicologica e talvolta fisica di alcuni soggetti.

Tra questi, uno dei più rilevanti e che si sta via via sempre di più diffondendo, in particolar modo tra i giovani, è il cyberbullismo. 

Ma che cosa è il cyberbullismo?

L’espressione cyberbullismo è un neologismo formato dal prefisso cyber-, il quale fa riferimento al modo in cui questo viene perpetrato, ossia tramite il web, e dalla parola bullismo, per la quale si intende, citando l’enciclopedia Treccani, «un atteggiamento di sopraffazione sui più deboli, con riferimento a violenze fisiche e psicologiche attuate specialmente in ambienti scolastici o giovanili». In particolar modo, secondo la legge n.7 del 29.5.2017, la nozione di cyberbullismo è fissata dal co. 2 dell’art. 1, all’interno del quale viene definito come qualunque forma di «pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo». 

Alleggerendo la definizione giuridica, in sostanza, con cyberbullismo si fa riferimento a qualsiasi comportamento, effettuato tramite l’uso della tecnologia, che mira ad infliggere dolore e disagio tramite comunicazioni ostili e messaggi aggressivi ripetuti nel tempo. Questo atteggiamento, che vede tra gli attori protagonisti i cosiddetti ‘’leoni da tastiera’’ (per utilizzare un’espressione del web), non può non avere inevitabilmente delle ripercussioni psicologiche sulla vittima o vittime, portando queste ultime ad isolarsi da un punto di vista sociale, a soffrire di depressione e, talvolta, addirittura a gesti estremi, quali, ad esempio, il suicidio (Andrighetto et al., 2020). 

Cyberbullismo e bullismo: due facce della stessa medaglia?

Trattandosi di un fenomeno legato principalmente all’era digitale e, quindi, appartenente perlopiù al XXI secolo, il cyberbullismo si discosta di gran lunga dal bullismo tradizionale: infatti, mentre quello classico si fonda essenzialmente sulla relazione esistente tra la vittima ed il bullo (questi frequentano gli stessi ambienti, si conoscono a vicenda), quello telematico, invece, si caratterizza per il fatto che il vessatore ed il vessato possono essere anche completamente estranei e conoscere soltanto il nome utente o l’immagine del profilo dell’altro; inoltre, se l’atto aggressivo viene perpetrato tramite internet, ciò che viene a mancare è la simultaneità temporale tipica del bullismo tradizionale, dove il bullo in questione poteva avere modo di osservare in tempo reale  le ripercussioni (fisiche e non) dei suoi gesti sulla vittima, portandolo a deresponsabilizzarsi e a mettere in atto meccanismi di disimpegno morale, come quelli di diffusione della responsabilità. Proprio per questo motivo, una delle conseguenze di questo nuovo contesto virtuale è la perdita di qualsiasi limitazione spazio-temporale: le potenzialità dei nuovi strumenti di comunicazione fanno sì che le condotte denigratorie possano verificarsi in qualunque luogo e in qualunque momento, indipendentemente dalla localizzazione geografica degli individui coinvolti, costringendo la vittima a non sentirsi mai al sicuro in nessun posto e rendendole quasi impossibile sottrarsi a questi comportamenti. Per di più, uno dei rischi che contribuisce ad alzare il tasso di pericolosità del cyberbullismo e che, perciò, lo rende un fenomeno da non trascurare, soprattutto a causa della natura intrinseca di Internet, è costituito dal fatto che, nella maggior parte dei casi, difficilmente è possibile rimuovere un contenuto che è stato caricato in rete, per cui materiali privati rimangono per lungo tempo fruibili e a disposizione di ogni utente del web, causando considerevoli sofferenze psicologiche al soggetto bersaglio. 

Il cyberbullismo, inoltre, puo’ presentarsi in diverse forme, che vanno dal flaming (la pubblicazione di messaggi dal contenuto aggressivo a danno di un utente che compie una determinata azione) all’ harassment (ossia l’invio continuo di messaggi volgari e violenti da parte di un soggetto ad una vittima bersaglio), passando per la denigration (la diffusione in via telematica di foto, video o notizie di un individuo con lo scopo di lederne l’immagine), l’impersonation (l’appropriazione indebita delle credenziali di un utente per la pubblicazione di contenuti inappropriati con il fine di screditare la vittima), fino ad arrivare all’outing and trickery  (ovvero il caricamento in rete di materiale sensibile proveniente dalla vittima senza la sua approvazione). Tutte queste differenti modalità di manifestazione del fenomeno sono, però, accomunate da un fil rouge costituito dalle terribili conseguenze psicologiche che si abbattono sulla vittima in seguito a determinate azioni. Non a caso, per tutelare il bersagliato, sono state introdotte delle misure di prevenzione e di contrasto delle condotte bullizzanti realizzate sul web attraverso interventi normativi, che hanno come obiettivo quello di proteggere il soggetto colpito sia sul piano civile che sul piano penale. Inoltre, su un piano più specificatamente psicologico, sono stati individuati degli interventi anti-cyberbullismo, che hanno l’obiettivo di lavorare sulle dinamiche relazionali, promuovendo, tra i soggetti coinvolti, empatia, assertività ed inclusione sociale, insieme ad abilità comunicative e cooperative (Debora Del Bianco, 2014).

Bibliografia

Andrighetto L., Riva P., Psicologia Sociale. Fondamenti teorici ed empirici. Il Mulino, 2020.

Del Bianco, D. (2013). Proposte di intervento nella prevenzione e nel contrasto del cyberbullismo e delle dinamiche di esclusione sociale a scuola: l’esperienza italiana del progetto ECIP. LOGICA, 21. 

Donghi, E., Pedroni, S., & Dimitri, S. (2018). Attraverso le sofferenze della vittima: tra bullismo, cyberbullismo e proposte di intervento. Attraverso le sofferenze della vittima: tra bullismo, cyberbullismo e proposte di intervento, 31-45.

Rospi, M. (2017). Social media, minori e cyberbullismo: lo status quo della legislazione nazionale ed eurounitaria. Informatica e diritto, 26(1-2), 453-482. 

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