Agilità Emotiva e l’Emergenza COVID-19: Come Allenarci a Gestire le Nostre Emozioni in Quarantena

Emozioni ed Emergenza

In un momento così complesso, come quello che stiamo vivendo oggi, di fatto una crisi globale, sembra quasi superfluo parlare di emozioni e della loro gestione. Ma se ci fermiamo un momento a riflettere appare subito chiaro come esse ci guidino e ci condizionino quotidianamente, e come possano influenzare le nostre decisioni, il nostro agire, da cui attualmente dipende non solo la nostra vita ma quella dell’intera comunità.

Per questo motivo ho deciso di parlarvi di come poter incrementare una competenza fondamentale oggi più che mai, ovvero l’agilità emotiva.

Susan David ( execuitve coach, Psicologa della Harvard Medical School e CEO di Evidence Based Psychology ) ci parla per la prima volta di Agilità Emotiva in un articolo pubblicato sulla rivista Harvard Business Review scaricato da quasi 250 mila persone ed eletto  come la “Management Idea of the Year”.

La David illustra poi nel suo libro “Agilità Emotiva: non restare bloccato, accogli il cambiamento e prospera nella vita” (2016) come riuscire a sviluppare questa competenza, e ad utilizzarla per raggiungere i nostri obbiettivi personali e professionali.

Oggi però vorrei provare a declinare in maniera differente questo concetto, calandolo nella situazione attuale. L’emergenza covid-19 e il distanziamento sociale che ci viene richiesto oggi costituisce per la maggior parte di noi un cambiamento davvero impattante sul nostro stile di vita e sicuramente influenza anche le nostre emozioni.

Come possiamo dunque riuscire a gestirle, senza lasciarci sopraffare da questa situazione di emergenza?

Come funziona la risposta emotiva

Partiamo innanzitutto cercando di comprendere cosa sono le emozioni, parti integranti della nostra intelligenza.

Possiamo definirle come risposte di un sistema neurochimico che si è evoluto per guidarci, per portarci a reagire a segnali provenienti dal mondo esterno (es. situazione di pericolo) mettendo in moto una risposta fisiologica e comportamentale del nostro organismo.

Ma le nostre emozioni NON sono sempre affidabili! Possono prendere il sopravvento e offuscare il nostro giudizio. Inoltre molti di noi agiscono con un pilota emotivo automatico azionato o spendono troppa energia nel cercare di sopprimere le proprie emozioni.

In questo momento di forte cambiamento ed emergenza corriamo il rischio di agire in automatico in risposta ad emozioni negative come angoscia, paura, frustrazione e rabbia, invece che sulla base dei nostri valori più autentici e sulle indicazioni e regole che ci vengono fornite.

È qui allora che entra in campo l’Agilità Emotiva, capacità che implica essere flessibili riguardo a pensieri e sentimenti per rispondere in maniera ottimale alle circostanze che ci si presentano.

Agilità Emotiva come risorsa

L’Agilità Emotiva NON ha a che vedere con il controllo dei pensieri o con lo sforzarsi di pensare positivo. Cercare di correggere pensieri ed emozioni che ci preoccupano non fa che portarci a sviluppare ossessioni improduttive. Tentare di soffocarli può generare un’ampia serie di disturbi. Spesso lottando contro pensieri negativi (o emozioni) non facciamo che rinforzarli, poiché i percorsi neurali si rafforzano ogni volta che prestiamo attenzione a uno schema di pensiero. Si tratta di sabbie mobili: più lottiamo con le nostre emozioni, più affondiamo.

L’agilità emotiva invece è’ “la capacità di lasciarsi andare, di calmarsi e vivere con maggiore intenzionalità”. Secondo Susan David “essere emotivamente agili significa essere consapevoli e accettare le nostre emozioni, imparando qualcosa anche dalle più complesse. Significa essere in grado di superare le risposte condizionate, o preprogrammate, sul piano cognitivo e sul piano emozionale, per poter vivere il presente in ragione di una chiara comprensione delle circostanze attuali, rispondendo in modo appropriato e agendo nel rispetto dei nostri valori più profondi”.

Al contrario la rigidità emotiva implica il rimanere intrappolati in pensieri, sentimenti, comportamenti che non ci sono utili e si associa a disturbi quali depressione e ansia.

Secondo Viktor Frankl (autore di “Uno psicologo nei lager”) “tra uno stimolo e una risposta c’è uno iato”, ovvero uno spazio. “In questo spazio si colloca il potere di scegliere la nostra risposta. Nella nostra risposta risiedono la nostra crescita e la nostra libertà”.

Dovremmo dunque cercare di ampliare questo spazio tra uno stimolo esterno (es. notizie allarmanti) o interno (es. emozioni negative come la paura) e la nostra risposta comportamentale. Attenzione però! Ciò non significa reprimere le nostre emozioni o ignorarle, perché inevitabilmente tornerebbero a ripresentarsi in maniera ancor più potente. Si tratta di scegliere come rispondere al sistema di allerta emotivo.

Se andiamo verso una rigidità emotiva e di pensiero diventiamo insensibili al contesto e incapaci di adattarci alla mutevolezza delle circostanze.

Nella situazione attuale, confinati in casa, a fare i conti con sensazioni di impotenza e angoscia, più che mai è importante sviluppare una sensibilità al contesto. Non possiamo affidarci a vecchi schemi di pensiero e soprattutto di azione, un po’ come una mosca che, pur potendo uscire attraverso la finestra aperta, continua a sbattere sul vetro senza mutare la propria strategia di fuga.

Il problema sussiste nel momento in cui consideriamo i nostri pensieri, rafforzati da vivide immagini ed emozioni intense, alla stregua di fatti ed agiamo di conseguenza. Dovremmo agire invece secondo la nostra volontà consapevole, senza andare dietro alle nostre emozioni del momento.

Come sviluppare l’Agilità Emotiva

Vediamo quali sono i primi tre passi di cui parla Susan David per sviluppare l’Agilità Emotiva.

     1) Riconoscere le proprie emozioni

Le difficoltà nel definire le emozioni sono associate a scarsa salute mentale, somatizzazione e insoddisfazione professionale e relazionale. Imparare a riconoscere e definire le emozioni (nel modo meno generico possibile), affrontare i propri pensieri con curiosità, benevolenza e compassione di sé può rivelarsi trasformativo. Semplicemente riconoscendo ciò che ci spaventa e assegnandogli un nome, riusciamo spesso a neutralizzarlo. Riconoscere le nostre emozioni significa anche riconoscere i nostri pensieri, senza doverli considerare sempre e comunque la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.  Sappiamo infatti che la nostra mente immagina quasi costantemente scenari futuri, possibili risposte e conseguenze alle nostre azioni o a circostanze esterne, di solito le più catastrofiche e meno probabili. 

Susan David ci ricorda, inoltre, che l’accettazione delle nostre emozioni, pensieri, esperienze è un prerequisito per il cambiamento e che il continuo paragonarci agli altri non fa che allontanarci dall’accettazione di noi stessi. In questo momento, ad esempio, continui confronti con gli altri, in relazione a come stanno affrontando questa situazione di emergenza non ci sono d’alcun aiuto e non fanno che dare adito al nostro critico interiore.

     2) Prendere le distanze

Consiste nel distaccarsi nell’osservare i propri pensieri ed emozioni allo scopo di coglierli per quello che sono: solo pensieri ed emozioni. Ciò impedisce alle nostre esperienze mentali transitorie di controllarci. Dobbiamo cercare di creare una distanza tra il pensatore (noi) e il pensiero. Passiamo da “non riuscirò a farcela chiuso in casa per giorni” al “ho notato che a volte penso di non riuscire a farcela a rimanere in casa per giorni”. Immediatamente riporteremo il contenuto di quel pensiero nella giusta dimensione, distaccandocene invece di aderirvi completamente. Un’altra strategia estremamente efficace è quella di scrivere i nostri pensieri o esperienze emotive, senza commentarli ne giudicarli, un po’ come fossero la lista della spesa. Una volta che saranno li sulla pagina, nero su bianco, fuori da noi, inizieremo a distanziarcene. In questo modo inizieremo a creare quello spazio tra stimolo e risposta e potremo compiere le nostre scelte in base a ciò che è realmente importante per noi.

     3) Seguire le proprie motivazioni

     È importante integrare il pensiero e le emozioni con i valori e le aspirazioni a lungo termine. I nostri valori fondamentali costituiscono la nostra bussola. Essi non sono imposti, ma scelti liberamente, non statici ma dinamici e in continua evoluzione. Non ci vincolano, ma ci guidano! La ricerca indica che i valori ci aiutano a raggiungere gradi più elevati di volontà, di determinazione, e ci salvaguardano dal contagio sociale negativo. 

     In questo momento può essere utile vedere il distanziamento sociale e il restare a casa non come una semplice regola che ci viene imposta dall’alto. Cerchiamo di rendere quest’obbligo una scelta personale ricollegandola a quelli che sono i nostri valori. Per qualcuno di noi può essere importante restare a casa per proteggere la salute di sé stesso e degli altri, per chi invece ha come valore fondamentale il lavoro può essere un’opportunità per trovare nuove soluzioni e idee, per chi ha a cuore le relazioni familiari diventa un’occasione di viverle ancora più intensamente e per chi desidera rendersi utile alla propria comunità è il momento di fare rete. È importante sapere che “quando facciamo scelte basate su ciò che consideriamo giusto per noi stessi, anziché lasciarci guidare da ciò che gli altri ci dicono cosa sia giusto o sbagliato, ritroviamo in noi la forza per affrontare, in modo costruttivo, quasi tutte le circostanze”.

BIBLIOGRAFIA

Susan David (2016). EMOTIONAL AGILITY: Get Unstuck, Embrace Change, and Thrive in Work and Life

Viktor Frankl (1947). Uno psicologo nei lager

Dott.ssa Chiara Guarducci

Psicologa clinica e della salute.

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