Stress, telomeri e invecchiamento cellulare

Cos’è l’invecchiamento?

Lo sviluppo di un essere umano è caratterizzato da costanti cambiamenti che si ripetono durante tutto l’arco della vita, dal momento della fecondazione fino alla morte. Inevitabilmente, uno dei processi fisiologici a cui il corpo deve far fronte è l’invecchiamento, una condizione gradualmente caratterizzata da alterazioni a livello tissutale, cellulare e molecolare che coincidono via via con l’aumento del rischio di malattia e di morte. Alcuni di questi fenomeni si riscontrano, ad esempio, nell’incremento dell’infiammazione, nelle disfunzioni mitocondriali e nelle alterazioni che riguardano la comunicazione intracellulare.

Ma non è solamente la natura che contribuisce ad accelerare questo processo. Numerosi studi hanno, infatti, osservato che i disturbi psichiatrici spesso si associano ad un aumento del rischio di sviluppare malattie tipicamente connesse con l’avanzamento dell’età, quali la demenza, il declino cognitivo, l’insulino-resistenza e la sindrome metabolica e che i pazienti psichiatrici tendono a manifestare un aspetto fisico più deteriorato. Ad oggi, ancora non è certo se siano i disturbi psichiatrici ad accelerare l’invecchiamento o se sia l’invecchiamento ad essere uno dei fattori predisponenti per i disturbi psichiatrici. E’ possibile, però, che sia coinvolto un meccanismo di natura epigenetica, ossia di un meccanismo per cui i processi psicologici hanno un impatto sulla nostra informazione genetica, alterandone l’assetto.

Cosa sono i telomeri?

Ma qual è il gap che tiene uniti questi due aspetti? La risposta risiede nei telomeri, la scoperta dei quali è valsa il premio Nobel per la medicina alla biologa Elizabeth Blackburn nel 2009.

I telomeri sono piccole porzioni che si trovano alle estremità dei cromosomi. Più semplicemente, vengono descritti come se fossero i puntalini di plastica che troviamo alla fine dei lacci delle scarpe: senza di essi il laccio si sfilerebbe e lo stesso accadrebbe al cromosoma se non ci fossero i telomeri a tenerlo “chiuso”. Durante l’arco della vita, dopo ogni replicazione del DNA, il cromosoma è destinato ad accorciarsi sempre di più, perdendo di volta in volta parte della sua informazione genetica, e questo processo è stato messo in relazione con l’invecchiamento cellulare.

Fortunatamente, a rallentare questi eventi permettendo a noi e alle nostre cellule di vivere una vita longeva e per la maggior parte in salute è un enzima, noto come telomerasi. Il ruolo della telomerasi è quello di contrastare l’accorciamento dei telomeri, proteggendo il cromosoma dal suo fisiologico deterioramento, rallentandolo. Se la telomerasi non funzionasse, i telomeri si accorcerebbero molto più velocemente e le nostre cellule invecchierebbero molto più in fretta. In vecchiaia, la funzionalità della telomerasi tende a diminuire fino a scomparire.

Il ruolo dello stress nell’invecchiamento cellulare

Diversi studi hanno dimostrato che la velocità di accorciamento dei telomeri può essere influenzata dall’ambiente che ci circonda.
Grazie ai lavori condotti nel corso degli anni, molti ci hanno fornito numerosissime evidenze di come vi sia una relazione tra la percezione soggettiva dello stress e la lunghezza dei telomeri, dimostrando ampiamente che pazienti che vivono in condizioni di stress cronico hanno anche telomeri più corti e/o un peggioramento dell’attività della telomerasi.

Condizioni di stress che hanno questi impatti a livello cellulare sono state riscontrate tanto nei pazienti che vivono con disturbi psichiatrici, quanto in individui che hanno vissuto le cosiddette Adversity Childhood Experiences (ACE) (ossia tutte quelle situazioni per cui un bambino si trova a dover fronteggiare minacce alla sua incolumità fisica e psicologica, come abusi fisici ed emotivi), fino a popolazioni di soggetti che vivono o hanno vissuto situazioni stressanti propriamente dette come nei casi delle madri di bambini malati, nei veterani di guerra o in bambini che hanno subito stress non solo precoce, ma anche pre-natale.

Ma, come discusso in un precedente articolo, lo stress non è il diretto responsabile delle alterazioni tangibili ed evidenti del corpo, bensì un mediatore. In questo caso, ciò che lega lo stress all’accorciamento dei telomeri sono tutte quelle condizioni di mezzo scatenate dall’evento stressante, tra cui: la disregolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, le alterazioni del sistema nervoso autonomo (quindi nella frequenza cardiaca, nella pressione sanguigna, nella respirazione, nei processi di vasodilatazione e vasocostrizione…), le alterazioni metaboliche e della risposta infiammatoria, lo stress ossidativo e il decremento dei fattori di crescita cerebrale.

Contrastare gli effetti dello stress sull’invecchiamento cellulare

Ogni miglioramento che possiamo apportare alle nostre condizioni di salute parte sempre da un cambiamento nei nostri stili di vita che, anche in questo caso, hanno il potere di rallentare l’accorciamento dei telomeri e incrementare l’attività della telomerasi.

Studi condotti su pazienti psichiatrici conclamati hanno chiaramente dimostrato che la psicoterapia in sé, associata all’uso della farmacoterapia (nello specifico, di antidepressivi, litio e antipsicotici), migliorando gli effetti antiossidanti, della serotonina e dei fattori di crescita cerebrale, conducono all’aumento dell’attività della telomerasi che, a sua volta, previene l’accorciamento dei telomeri, protegge le funzioni mitocondriali e riduce l’apoptosi 1, proteggendo le cellule.

A livello psicologico e anche nei casi in cui gli individui sono perfettamente sani o stanno
attraversando un periodo di stress non destinato a diventare patologico e quindi non hanno bisogno di assumere alcuno psicofarmaco, è stato visto che i telomeri rimangono più lunghi quando lo stile di vita si associa ad atteggiamenti ottimistici, alla valutazione dell’evento stressante come opportunità o sfida piuttosto che come minaccia (processo che prende il nome di cognitive appraisal), all’attività fisica abituale (noto ed importantissimo fattore protettivo contro la depressione) e, soprattutto, alla pratica abituale della mindfulness.

Ciò non significa rimanere eternamente giovani, ma semplicemente contribuire a migliorare e mantenere le nostre condizioni di salute contrastando, nei limiti del possibile, un processo inevitabile e permettendoci di vivere una vita sempre più sana e, magari, anche un po’ più lunga.

In conclusione, i telomeri sono un ulteriore elemento che evidenzia la stretta relazione tra salute mentale e salute fisica e di come lo stress abbia effetti di grande rilevanza sul corpo. Hans Seyle, colui che per primo descrisse lo stress, affermò che: “ogni stress lascia una cicatrice indelebile e l’organismo paga per la sopravvivenza dopo una situazione stressante diventando sempre un po’ più vecchio”, pertanto, fare una buona prevenzione o agire tempestivamente può avere enormi benefici anche sull’invecchiamento cellulare.

Note   [ + ]

1.L’apoptosi è un meccanismo importantissimo in cui le cellule del nostro corpo vanno incontro ad una morte che viene detta “programmata”, cioè controllato geneticamente, che permette il ricambio con cellule nuove. Questo processo, ad esempio, è una delle più grandi forme di difesa del nostro organismo contro lo sviluppo di tumori, che sono ammassi di cellule che si sono replicate in maniera incontrollabile: infatti, poiché le cellule tendono a replicarsi continuamente, se non ci fosse l’apoptosi ad eliminare quelle in eccesso si svilupperebbero delle masse. Per mantenere l’equilibrio, ogni cellula che si replica tramite la mitosi deve essere accompagnata da una cellula che muore.

Dott.ssa Ambra Salvati

Laurea Magistrale in Psicologia con indirizzo in Neuroscienze Cliniche.
Collaboratore di ricerca presso University of Oxford.

ambrasalvati@gmail.com

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